sabato 31 dicembre 2011

Everlost, dimensione di mezzo fra la vita e la morte

Eccomi qui a postare la prima recensione del 2012! Ne approfitto per fare a tutti i più sentiti auguri. Spero che questo sia un anno di fantastici libri e fantastiche realtà per tutti.
Volevo leggere Everlost ormai da un pezzo (da quando è uscito!) e finalmente ho trovato l'occasione.
Il romanzo fa parte di una trilogia (Skinjacker Trilogy), formata da Everlost, Everwild e Everfound.



Titolo: Everlost

Autore: Neal Shusterman

Editore: Piemme (collana Freeway)
Data uscita: 20 ottobre 2009
Pagine: 550
Prezzo: 17,50 euro

Nick sta andando al matrimonio del cugino quando la Mercedes del padre va a schiantarsi contro la Toyota sulla quale viaggia Allie, in quel momento impegnata a discutere con i genitori sul volume della musica che sta ascoltando. Molto tempo dopo, che per Nick e Allie dura solo un attimo, i due si risvegliano. Sono morti, eppure sono rimasti qui, nel mondo. Il mondo, pero, non si accorge più di loro. Per un motivo sconosciuto sono rimasti incastrati fra Ia vita e la morte,in quella specie di limbo che si chiama Everlost. È pericoloso, è spaventoso ma non è disabitato. Molti altri vivono, se così si può dire, in quella sospensione del tempo e del giudizio, ma nessuno di loro è adulto. A Everlost ci sono solo ragazzi, tutti cristallizzati nell'attimo in cui sono morti. Stessi vestiti, stesse abitudini, stesso linguaggio. Stessa angoscia, almeno all'inizio. Poi l'abitudine prende il sopravvento e tutti si rassegnano a perdere la memoria del proprio passato. Ci si dimentica della propria famiglia, dei propri amici; persino del proprio nome. Tutti gli abitanti di Everlost si rassegnano e dimenticano. Tutti, tranne due.

Recensione:

- Almeno ora sappiamo che c'è un aldilà - disse Allie. Nick scosse la testa. - Questo non è l'aldilà. Non ci siamo mai arrivati. Questo è qualcosa fra la vita e la morte. Ripensò alla luce che aveva visto prima di cozzare contro Allie. Quella era la sua vera destinazione. Non sapeva cosa ci fosse dentro la luce: Gesù, Buddha, la luce di una sala parto dove sarebbe rinato? L'avrebbe mai scoperto? - E se ci fossimo persi per sempre? - chiese.


Due ragazzini, Nick ed Allie, un giorno come gli altri, perdono la vita in un tragico incidente stradale. Nel momento in cui l'urto li sbalza fuori dall'auto vedono un tunnel luminoso, ma la visione scompare non appena i loro due corpi si scontrano in volo.
Nove mesi per venire al mondo, nove mesi per uscirne. Dopo un lungo sonno senza sogni, i due vengono risvegliati da uno strano ragazzino, il quale è felice di non trovarsi più da solo nella foresta. Si trova lì da un tempo così lungo che nemmeno lui saprebbe determinare e dato che è stato da solo e il suo nome non gli serviva l'ha dimenticato, così i due ragazzi lo soprannominano Leaf. Parlando con lui, Allie e Nick comprendono di essere finiti, per qualche strana ragione, in una dimensione di mezzo fra la vita e la morte: Everlost. In questa sorta di limbo incontrano moltissimi ragazzini, bloccati lì da secoli e millenni senza invecchiare. Si chiamano "ultraluce", a causa della luce che emettono senza alcuna interruzione, e tendono a dimenticare pian piano la propria vita, non solo il proprio passato, ma anche le proprie fattezze, distorcendo così il proprio aspetto. 
Questo, e molto altro, lo spiega nei suoi libri Mary Torralta, ultraluce terribilmente carismatica, antica e ambigua. Pian piano la quindicenne è divenuta una sorta di madre per gli ultraluce che va raccogliendo nel più enorme dei rifugi, le Torri Gemelle. Sì, perché ad Everlost non giungono solamente i giovani morti prematuramente, ma anche oggetti che hanno avuto un certo valore affettivo per gli uomini, i monumenti che rimarranno eternamente saldi nella memoria dell'umanità.
Nel corso del tempo e della storia ci sono luoghi che non possono scomparire. Andare avanti, ecco la natura del mondo vivo, ma alcuni posti, invece, sono eterni. (...)Luoghi del genere sono rari e lontani l'uno dall'altro , vaste isole immutabili nel fuggevole mondo vivo. New York aveva la sua porzione di luoghi eterni, e il più grande si trovava vicino a Manhattan: le due grigie sorelle della statua verde nella baia. Le torri avevano raggiunto il proprio paradiso. Ormai erano parte di Everlost, protette per sempre dai ricordi di un mondo in lutto e dalla dignità delle anime che erano arrivate ovunque fossero dirette quel cupo giorno di settembre.
Lodevole è il sapiente inserimento da parte di Shusterman di un tema così difficile e importante, anche se già ampiamente utilizzato da moltissimi altri.
Vari sono gli spunti di riflessione che propone il libro, oltre che l'attentato dell'11 Settembre e il valore eternatore della memoria. Infatti i giovani che si trovano a dover affrontare una fine così prematura, lo fanno ognuno a modo proprio: la maggior parte segue la via più semplice, si arrende e si abbandona ad un'eternità di consolanti riti e rassicurante quotidianità, si rifugia nella "nicchia", che consiste proprio nell'eseguire sempre le stesse azioni in un circolo infinito. Mentre Leaf si lascia subito prendere da questa facile distrazione, Nick s'innamora ricambiato della bella Mary e quasi s'abitua a quella realtà, Allie invece è la più sveglia e attiva dei tre: non si arrende mai e vuole a tutti i costi tornare a casa per scoprire come sta la sua famiglia. E' testarda, ma anche impulsiva, e queste sue caratteristiche le faranno mettere in pericolo i suoi due amici, prima a causa dell'Infestatore, potentissimo bambino di Neanderthal che si diverte a mettere letteralmente in salamoia altri ultraluce, e poi del McGill, il più famoso, temibile e disgustoso mostro di Everlost, che però non è soltanto questo...

Oltre al finale per una volta DAVVERO imprevedibile, che sancisce l'impossibilità di mettere fine una volta per tutte all'eterna lotta fra bene e male e di prevederne le prossime mosse, ho gradito davvero l'autonomia di ogni personaggio: Nick ed Allie arrivano insieme ad Everlost, ma sono molto diversi e per questo prenderanno strade totalmente separate che li porteranno a due risultati differenti, a testimonianza che le apparenze spesso ingannano, che fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio, e che l'amore vero non è facile da individuare; Leaf abbandonerà in conclusione i suoi amici per raggiungere finalmente, ma inaspettatamente e non da solo, il luogo a cui tendeva; moltissimi personaggi (non faccio nomi per non spoilerare) si riveleranno essere l'opposto, o molto più di quello che sembravano, c'è chi maturerà, chi si pentirà, chi invece si riconfermerà ancora più se stesso. Allie rimane statica nella sua testardaggine e impulsività ed è sempre un personaggio attivo, finché anche Nick, che invece matura molto nel corso del romanzo, non si sveglierà.


Tirando le somme, il romanzo, che affronta temi difficili come la morte senza mai angosciare, mi è piaciuto. Non saprei però a che tipo di lettore consigliarlo perché inizialmente sembra un libro per tredicenni o quattordicenni, ma date le tematiche trattate non mi sentirei di consigliarlo in ogni caso ad un pubblico troppo giovane, che potrebbe non digerirle altrettanto serenamente.

Voto: 7

Giav

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