lunedì 19 dicembre 2011

Warm Bodies: “Has there been a more sympathetic monster since Frankenstein’s?”

Buonasera a tutti, belli e brutti!
Rimanendo in tema di brutti, mi accingo a recensire una storia di zombie che è stata davvero una fantastica sorpresa. Grazie a Proibito ho imparato a mettere da parte ogni sorta di pregiudizio nei confronti dei libri. Non c'è niente di più sbagliato. 





"Warm Bodies", Isaac Marion
R è un ragazzo in piena crisi esistenziale: è uno zombie. Non ha ricordi né identità, non gli batte più il cuore e non sente il sapore dei cibi, ma nutre molti sogni. La sua capacità di comunicare col mondo è ridotta a poche, stentate sillabe, ma dentro di lui sopravvive un intero universo di emozioni. Un universo pieno di stupore, di nostalgia. Un giorno, mentre ne divora il cervello, R assaggia i ricordi di un ragazzo. Di lì a poco, per lui cambierà ogni cosa; intreccia una relazione con la ragazza della sua vittima, Julie, e sarà per lui un’esplosione di colori nel paesaggio grigio e monotono che lo
circonda. Perché l’amore per lei lo trasformerà in un uomo (e in un morto) diverso, più combattivo e consapevole. Di qui avrà inizio una guerra feroce contro i suoi compagni d’un tempo, e una rinascita, le cui conseguenze saranno del tutto inimmaginabili…




Recensione:

"Non credo che arrivi da una maledizione, né da un virus, né da raggi nucleari. Credo che venga da un posto più profondo. Credo che siamo stati noi a portarla qui."

In un futuro davvero troppo poco lontano, il mondo, devastato dalle guerre e dai sentimenti umani, va alla deriva senza più un capitano, nessuno che abbia le forze di prenderne il timone o tentare di estinguerne le fiamme. 

La razza umana è stata decimata, mentre i pochi sopravvissuti si riuniscono in comunità per evitare di essere contagiati dalla piaga. Gli uomini si rifugiano e si armano contro il nemico comune, quello che additano come l'unica e sola causa del degrado e dello sfacelo della Terra, quella malattia dall'origine sconosciuta che tramuta defunti e non in zombie.

Fra i morti viventi, esseri tradizionalmente poco vivaci, che non ricordano nulla del proprio passato, nemmeno il proprio nome, c'è R: spicca evidentemente fra gli altri per la sua inestinguibile capacità di pensare e per le sue profonde riflessioni, anche se non può condividerle con gli altri perché, in quanto zombie, ha grandi difficoltà nell'esprimersi e balbetta. Non prova piacere nel bere sangue o divorare persone, è solo una necessità che peraltro odia, per le urla e il dolore che causa. Anche se non respira, né gli batte più il cuore, né gli scorre più sangue fresco nelle vene, continua a desiderare qualcosa di diverso, qualcosa di migliore.


La sua possibilità arriva nel momento in cui spezza la vita di un ragazzo di cui divora il cervello: è così che i ricordi della vita di Perry gli si presentano vividi come film, insistenti come pubblicità e intensi come romanzi. Pian piano è come se le loro coscienze s'intrecciassero e s'instaura un continuo dialogo fra i due. Mentre lo zombie, pur non ricordando nulla di sé al di fuori dell'iniziale del suo nome, continua a desiderare e sperare, paradossalmente il ragazzo di cui assapora i ricordi aveva già smesso di sperare da un pezzo. 
Perry, da giovane brillante e promettente, amante della scrittura, si era abbandonato giorno dopo giorno, arreso alla terribile realtà di morte e distruzione che lo circondava, in modo definitivo quando suo padre viene a mancare. E' stato lui a decidere di entrare a far parte della sicurezza, è stato lui a gettarsi in una difficile missione andando così consapevolmente e volontariamente incontro alla morte, stanco di sopravvivere.

"Sono Perry Kelvin e questo è il mio ultimo giorno di vita. Che strana sensazione alzarsi al mattino con questa consapevolezza."

Unico faro nella tempesta di nebbia per il ragazzo era Julie: forte, energica, coraggiosa, ma con segreti e debolezze che tiene celati e che nulla lascerebbe presagire. 
Perry permette al malessere di prevalere perfino sull'amore per la sua ragazza nel momento in cui si lascia morire. Ma R invece non vuole lasciarsela sfuggire, vuole proteggerla dal male che contamina il mondo, la ama e desidera riuscire a meritarla.

"Quello che vorrei fare è impossibile. Una cosa stupefacente e inaudita. Vorrei pulire dal muschio lo Space Shuttle e portare Julie sulla luna e colonizzarla, o guidare una nave da crociera capovolta fino a qualche isola lontana dove nessuno ce l'avrà con noi, o semplicemente governare la magia che mi permette di entrare nel cervello dei vivi e usarla per portare Julie dentro il mio, perché qui si sta al caldo, c'è silenzio ed è bello, e qui dentro non siamo una coppia bizzarra. Qui dentro siamo perfetti."

Per meritarla vuole cambiare, tornare a vivere, quasi più di quanto il cinico e apatico Perry desiderasse morire. E per cambiare, basta volerlo.
Insieme vogliono sistemare il mondo, che ormai non è altro che un "cadavere avvizzito", e per farlo bisogna curarne le molecole degenerate, riesumare gli uomini seppelliti da avidità e odio e saziarli di speranza. Ma per cambiare, è necessario volerlo.
Ecco perché non tutti si possono salvare, che si tratti di Vivi o di Morti: perché, come per Perry (ma non è l'unico esempio nel romanzo), ormai è più facile lasciarsi andare definitivamente che sforzarsi di tornare alla vita. Smettere di sperare equivale a morire.
Emblematico è appunto il fatto che il messaggio di speranza, l'inno alla vita, sia affidato proprio a uno zombie: vale a dire che qualunque obbiettivo, anche se appare impossibile, come per un morto ritornare in vita, va voluto e tentato perché può essere raggiunto con la giusta dose d'impegno. 
Mi viene in mente, fra le mille altre cose, il motto del film "Parnassus": "Niente è per sempre. Nemmeno la morte."

Oltre allo splendido messaggio, ho gradito molto sia lo stile poetico, ma capace anche di un grande umorismo, che l'approfondimento psicologico dei personaggi: tutti hanno dei demoni che li lacerano dall'interno, ma scelgono di affrontarli o di arrendervisi in modo terribilmente umano e credibile. Ho letteralmente adorato il modo in cui Marion ha fatto dialogare e interagire l'anima del Morto che vuole vivere e quella del Vivo che voleva morire. Ho apprezzato la scelta di una protagonista femminile che fa di tutto per apparire più forte di quello che è, non è mai vittima, si sforza di comprendere il mondo che la circonda e combatte per ciò in cui crede con tutte le sue forze.

Tirando le somme, vi consiglio con tutta me stessa di mettere da parte il pregiudizio iniziale che un po' tutti abbiamo avuto quando abbiamo letto di una storia d'amore fra uno zombie e una ragazza, perché fortunatamente non è solo questo e non è così semplice.
"Non avrei mai immaginato di potermi affezionare così tanto a uno zombie" ha confessato la Meyer e devo darle ragione, anzi, oserei dire "non avrei mai immaginato che uno zombie sarebbe riuscito a farmi riflettere così tanto sulla vita".

Voto: 9


P.S. Anche di questo libro sono stati acquistati i diritti per una trasposizione cinematografica! Sono emozionatissima per la scelta dell'affascinantissimo Nicholas Hoult per R, il grande John Malkovich per il Generale Grigio, Teresa Palmer per Julie, e Dave Franco per Perry.
Gli attori mi piacciono tutti, anche se di certo non immaginavo R così... figo, ma vedrò di farmene una ragione! E voi? Che ne pensate?


Giav

1 commento:

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