martedì 17 gennaio 2012

Picabo Swayne: recensione e INTERVISTA ad Alessandro Gatti e Manuela Salvi


Salve a tutti voi accaniti lettori,
oggi vi parlo di un libro che è stato per me davvero una meravigliosa sorpresa, una distopia accattivante e significativa, originale rispetto alle altre young adult uscite di recente. Da non perdere. 
Sono lieta di ospitare anche i due autori, Alessandro Gatti e Manuela Salvi, che tengo a ringraziare di cuore per la disponibilità nel fornirmi delle interessantissime risposte.





Titolo: Picabo Swayne. Le storie della camera oscura
Autori: Alessandro Gatti, Manuela Salvi
Editore: Fanucci (collana Teens)
Data di Pubblicazione: 24 Novembre 2011
Pagine: 377
Prezzo: 9,90 euro


Sinossi: A Coldbay, città del futuro in cui il governo controlla l'esistenza dei cittadini, la quindicenne Picabo Swayne ha un segreto: una misteriosa macchina fotografica che le permette di vedere il passato. Red Bricks, detto anche "Quartiere Vecchio", non è solo il cuore di Coldbay e l'unico angolo rimasto umano nella grigia città, ma anche la casa di Picabo: da quando sua madre è scomparsa misteriosamente, come molti altri adulti di Coldbay, Picabo vive sola, in mezzo agli artisti e ai ribelli contrari allo stile di vita imposto dal governo. I Quattro Reggenti al potere hanno infatti dichiarato lo stato di emergenza e isolato tutte le città per via di pericolose polveri disperse nell'aria; in nome della sicurezza nazionale, hanno anche confiscato tutti i beni ritenuti sospetti, inclusi libri, computer e tutto quello che può lasciare spazio ai ricordi. La macchina fotografica di Picabo però ha la straordinaria capacità di immortalare il soggetto inquadrato così com'era nel passato. Esiste anche una leva per attivare la modalità "futuro", ma non ha mai funzionato... Qualcuno però vorrebbe tanto mettere le mani sulla macchina di Picabo... Sarà l'inizio di una serie di scoperte sconvolgenti, che la porteranno a esplorare il sottosuolo di Coldbay, sulle tracce della madre scomparsa, con l'aiuto dei suoi amici e degli indizi ricavati dalle fotografie.

 Recensione
Era impossibile, lo sapevamo tutti. Ma per molto tempo ci è sembrata lontana, così lontana che era facile non pensarci.
 E poi è arrivata.
 La fine del mondo. Del nostro mondo.

Gli eventi che nessuno di noi aveva voglia, o forza, o coraggio di immaginare ci hanno travolti in pochi giorni.
Ed è stato peggio, molto peggio dell'immaginabile. 

Ci troviamo in un futuro non troppo lontano né improbabile, per quanto incredibilmente spaventoso. La città di Coldbay è deturpata dalla Zuppa, enorme chiazza di immondizia ancorata sulla costa dove si celano terribili insidie, risultato del Pacific Tresh Vortex


L'ambiente è insalubre e chi abita nelle vicinanze si ammala e muore rapidamente, nello stesso modo in cui si sono estinte moltissime specie e molte altre sono mutate. Ma i guai non vengono mai da soli: infatti l'intera Coldbay vive in un clima di terrore ed è sottomessa e repressa da un regime tirannico e assolutista. L'energia e l'acqua sono razionati, il cibo della nostra epoca non esiste più, la tecnologia è quasi tutta scomparsa, così come vietati sono i libri. Il governo impone anche come vivere secondo un rigido Programma:

"Vivere nel presente", e ci avevano pensato bene quando avevano distrutto fino all'ultimo libro, video, fotografia, ritaglio di giornale o altro materiale che potesse contenere la memoria di qualcuno o di qualcosa. (...)

Procreare. Per le donne era un obbligo appena raggiunta la maggiore età, sedici anni. (...)
Produrre. Molti lavoravano nelle fabbriche di Coldbay, altri negli uffici del Governo o nelle forze dell'ordine. Ma la maggior parte, se di costituzione sana, prima o poi sparivano, dopo aver assolto il loro compito di genitori. Si finiva al Grande Inceneritore a produrre energia per l'intera città. I polimeri della Zuppa venivano trasformati in combustibile. Livello di tossicità: massimo. Possibilità di sfuggire al proprio dovere nessuna.
Picabo è una ragazzina curiosa e testarda che alla soglia dei sedici anni si trova all'improvviso nel pieno di un vortice di misteri, sballottata qua e là da una serie di imprevedibili vicissitudini, a partire dal momento in cui sua madre scompare, condotta al Grande inceneritore, lasciandola da sola ad un passo dall'essere inserita nel programma di Procreazione.
Inizialmente Picabo è insicura, si lascia trasportare dall'apparente sicurezza dell'amico di sempre, Lethem: la sua presenza è un conforto, l'unico appiglio, insieme all'ingenuo Fitz, che le impedisce di sprofondare. Accetta perfino la sua proposta di matrimonio, ma pian piano si rende conto che quello che prova per Lethem non è amore, ma semplice affetto, perché lui non comprende la sua curiosità, la sua voglia d'imparare, di capire, di immaginare e di sperare.

Il punto di svolta giunge nel momento in cui ritrova la macchina fotografica che la famiglia della madre tramandava da generazione a generazione e comprende che è molto più  interessante, proibita e ambita di quanto potesse immaginare: la Nikon infatti permette di catturare attimi del passato, ma non solo. E non appena Cox, terribile e spietato "braccio della legge" sempre accompagnato da due feroci dobermann, le impone di sposarla per motivi a lei ignoti, cosa può esserci di più utile per scoprire i misteri del passato e le prospettive del futuro?
Devi muoverti, quando sei nel dubbio muoviti. Non permettere che la vita sia più veloce di te.
Così inizia la fuga di Picabo, insieme alla sua Nikki - il soprannome dato alla Nikon-, Trevor -il suo topino messaggero-, i suoi amici di sempre e quelli nuovi, fra cui quelli fedeli e sinceri sono davvero rari.


Ogni piccola azione, ogni gesto, portava in una direzione. La consapevolezza poteva forse essere un lusso, ma la scelta era obbligatoria. Persino non scegliere era una forma di scelta con le sue conseguenze e i suoi bivi infiniti. 

Siamo in un labirinto. Il futuro è un labirinto.


Fra incontri, piani, dubbi e fughe, Picabo crescerà molto e svelerà i misteri che avvolgono non solo la sua famiglia, ma anche Coldbay e il resto del mondo. Comprenderà che non c'è nulla di facile da ottenere, che non bisogna mai smettere di lottare e sperare e mai accettare verità imposte dall'alto, così come le ha insegnato sua madre, ma si deve sempre ricercare il coraggio e la forza di credere in se stessi e in ciò che si vuole realizzare.  Vivrà realtà nuove, anche più alienate o disastrate della propria, e imparerà a superare i propri pregiudizi e le proprie paure anche nei confronti dei mutanti, vittime del devastante inquinamento globale. Vedrà gli effetti della miseria, che rende gli uomini (e non solo!) capaci di qualunque azione. Sentirà emozioni forti e scoprirà finalmente l'amore, che è sempre molto più di quello che crediamo. 
Tutto quello che impara Picabo strada facendo è un insegnamento anche per noi lettori. La presa di coscienza che sarà lo snodo del romanzo è un meraviglioso principio che personalmente condivido in pieno: il futuro è imprevedibile perché non esiste ancora, è modellato dalle nostre scelte e non esiste finché non prendiamo posizione, è tutto nelle nostre mani. E nonostante la "Neociviltà" imponga a Picabo di vivere il presente, non può impedire che il futuro avvenga, che le cose cambino di conseguenza alle azioni di chi finalmente ha raccolto il coraggio di scegliere e di combattere.

Il futuro non poteva essere predetto semplicemente perché era determinato dalle scelte, più o meno consapevoli, delle persone che lo costruivano. I morti si portavano sulle spalle la responsabilità di ciò che Coldbay era diventata, e i vivi quella di come si sarebbe trasformata in avvenire.

Era scioccante. Solo adesso si rendeva conto che la filosofia della Neociviltà di vivere il presente era insulsa, non perché vietava di pensare al futuro, ma perché non poteva impedire che questo comunque accadesse.

Una conclusione imprevedibile vi sconvolgerà dopo un'emozionante avventura capace di tenere col fiato sospeso fino all'ultimo rigo:

Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro.

L'explit, citazione di George Orwell che ricorre insieme ad altre nel romanzo, è un tributo all'inevitabile modello del genere distopico, "1984". Picabo stessa si ritroverà fra le mani una copia - proibita- del celeberrimo romanzo e sarà questo ad insegnarle che fondamento imprescindibile per il raggiungimento della libertà è la verità,  mai semplice da accettare.

Con uno stile scorrevole ed efficace e una sapiente costruzione, Alessandro Gatti e Manuela Salvi sono stati capaci di un ottimo gioco di squadra a quattro mani: costruire una distopia avvincente ed originale rispetto ai young adult pubblicati di recente, ma con un chiaro debito ai classici di Orwell e Bradbury, che riesca a veicolare ai giovani una miriade di messaggi di tale portata, non deve essere stato proprio un gioco da ragazzi.

Voto: 8,5

Adesso ecco a voi l'intervista da non perdere assolutamente! Molte risposte hanno confermato le mie riflessioni, altre hanno chiarito i miei dubbi, altre mi hanno sorpreso.
1 Com'è nata Picabo Swayne? E' stata un'idea improvvisa o è frutto di un lungo processo d'ideazione?
 Manuela Salvi:Picabo Swayne è nata grazie alla stratificazione nel tempo di idee diverse, anche se lo spunto originale della macchina fotografica, e soprattutto
il nome così bello della protagonista, appartengono ad Alessandro Gatti. 
Quando mi ha chiesto di partecipare alla stesura del romanzo, ci siamo confrontati e io ho visto nella traccia che mi aveva passato
le potenzialità per un romanzo distopico che oltre all'avventura potesse regalare ai lettori degli spunti di riflessione.
 Alessandro Gatti: La seconda che hai detto! Un processo lungo, cominciato dall’idea centrale di una macchina fotografica capace di catturare immagini nel passato e nel futuro e poi lentamente costruito, pezzo dopo pezzo (personaggi, elementi di trama, ecc.), a quattro mani con Manuela.

2 Com'è stato scrivere un libro a quattro mani? Come impostavate il lavoro? Cosa c'è dell'uno e cosa dell'altro, se è ancora distinguibile?
 M.S.:Beh, io e Alessandro ormai siamo quattro mani rodate! Ci siamo conosciuti anni fa per i Wrestlords, una serie della Mondadori Ragazzi che abbiamo scritto insieme, 
e anche adesso stiamo collaborando a un altro progetto per bambini più piccoli. Il lavoro lo impostiamo così, di solito: si decide la trama insieme, poi la si divide in 
capitoli. Infine lui scrive la "traccia" di ogni capitolo e io vado a "gonfiarla", cioè costruisco le scene, aggiungo i dialoghi e le descrizioni. Si prosegue in grande sintonia 
e la maggior parte del tempo riusciamo persino a divertirci nonostante le scadenze che incombono!
In Picabo Swayne, di lui ci sono sicuramente le idee inziali di cui accennavo sopra, alcuni personaggi come Lethem e Fitz, molti snodi narrativi, soprattutto nella seconda e terza
parte. Miei sono più i dialoghi, il personaggio di Axel e le tematiche di fondo che ho voluto inserire, dal Pacific Trash Vortex alla procreazione obbligatoria fino alla chiusura shock. 
Lavorare a quattro mani significa proprio questo: condividere le idee e mescolarle finché non esce fuori (si spera) un bel quadro finale.
 A.G:A me piace molto scrivere a quattro mani: quando lavori con una persona con la quale ti trovi bene ne nasce un processo di “fusione” di idee molto interessante. Quanto al metodo: io mi occupo più della pura struttura narrativa, Manuela dello stile, dell'approfondimento dei personaggi e delle tonalità emotive del racconto.

3 Cosa ti ha lasciato comporre questo romanzo? E quali sono state le scene o i momenti più piacevoli da scrivere o descrivere?
 M.S.:Un romanzo lascia sempre moltissimo, soprattutto quando richiede delle ricerche iniziali. Per Picabo, mi sono documentata sul Pacific Trash Vortex (e non è stato piacevole), 
ho riletto 1984 di Orwell per la millesima volta e infine mi sono studiata la mappa di San Francisco, la città su cui ho costruito Coldbay. Mentre scrivevo, mi immedesimavo molto nelle scene, al punto di sentirne gli odori, i rumori, il sapore della polvere e della ruggine... Ma la scena più bella da scrivere per me è stato il finale. Quello che scoprono Picabo e Axel alla fine del loro
viaggio, il prezzo che pagano per aver voluto conoscere la verità. Perché la verità non sempre è comoda, no? Ma senza di essa, non c'è libertà. 
Mentre la scrivevo, speravo di riuscire a sorprendere il lettore, a fargli provare le stesse emozioni dei due protagonisti.
 A.G.:Che cosa mi ha lasciato? Beh, un romanzo, innanzitutto! E la bella esperienza di costruzione narrativa fatta dal momento in cui abbiamo incominciato fino a quando abbiamo scritto la parole "FINE". Trovo affascinanti le parti nelle quali compare il misterioso personaggio chiamato “L’uomo del Giardino”. Oh, e poi un’altra scena che non posso descrivere, perché si tratterebbe di uno spoiler micidiale!

4 Qual è il personaggio in cui ti rispecchi di più? E qual è il più interessante, a tuo parere?
 M.S.:Probabilmente, se fossi un personaggio del libro, sarei Penelope Swayne, la mamma di Picabo, e assolutamente non per l'età... eh eh eh!
È che io sono come lei, non accetto mai le verità imposte, non mi arrendo davanti a chi dice che non è possibile cambiare le cose e mi 
piace pensare che il mondo sia migliore di quello che sembra, magari da qualche altra parte.
Picabo invece è titubante. È la classica ragazzina che mette un piede davanti all'altro senza sapere dove sta andando, che è tentata dall'accettare
la sua condizione per non dover lottare ma poi alla fine tira fuori la grinta. Per me rappresenta moltissimo i ragazzi di oggi, così apparentemente
accomodanti ma poi, grattando la superficie, così pieni di potenzialità. Per me è lei il personaggio più interessante, la donna-bambina, la ragazza
piena di contrasti e di dubbi che riesce a costruirsi una verità tutta sua. La trovo molto contemporanea. Ma ovviamente... io sono di parte!
 A.G.:A me piace Fitz, un po’ travolto com’è dalle storie altrui che alla fine diventano anche la sua storia.

5 Cosa ti soddisfa di più nel rapporto fra Picabo e Axel? Leggendo il libro, conosciamo bene i pensieri di Picabo, ma cosa di lei attira Axel?
 M.S:Picabo e Axel sono le due facce dello stesso sistema, due giovani costretti a combattere quotidianamente per affermare se stessi in un mondo che li vuole in riga, omologati. Non si omologano. Entrambi sono fuori posto ovunque. È questo che li lega. Però mentre Picabo è attirata dall''indipendenza di Axel, dai suoi poteri anomali, lui è attirato proprio da quel suo modo di essere ancora infantile, quasi inconsapevole e incosciente, ma determinata e soprattutto curiosa. Picabo vuole capire. Mentre Axel da tempo si è votato a una battaglia che non lascia molto tempo per le rfilessioni.
È una coppia "di cartavetro", tipica della mia scrittura, devo ammetterlo!
 A.G.:Della storia d’amore di Picabo e Axel credo mi piaccia, in fondo, il fatto che è così classica: tutto sembra congiurare per rendere il loro amore impossibile, e invece…

6 Il genere distopico oggi sta avendo un sempre più grande successo. Secondo te, a cos'è dovuto quest'interesse, sia da parte degli scrittori, che dei lettori?
 M.S.:Immaginare il futuro credo diventi più stimolante quando i tempi si fanno duri... Stiamo infatti vivendo un'epoca particolarmente complessa, secondo me, e come al solito quando ci sono grandi cambiamenti in atto, gli scrittori provano a guardare avanti, ognuno a proprio modo e nel proprio piccolo. Immaginare è una sorta di esorcismo, probabilmente, e anche un monito per chi legge e per chi verrà. Un modo per dire: cerchiamo di non finire così? Cerchiamo di prendere il nostro futuro in mano? È possibile?
Ecco, il genere distopico secondo me viene da due "molle", principalmente: la curiosità e la paura.
 A.G.:È uno dei tanti modi per immaginare un mondo con il quale riempire le pagine di un libro. E poi c’è indubbiamente qualcosa di insieme inquietante ed attraente nell’esplorare mondi simili al nostro, nei quali tuttavia qualcosa è andato decisamente storto.

7 Qual è il tuo personale rapporto con Orwell e Bradbury? E qual è stato l'influsso dei loro romanzi nel vostro?
 M.S.:Confesso di non conoscere Bradbury ma di essere una lettrice compulsiva di 1984 di Orwell. L'avrò letto venti volte, io che non rileggo mai niente. Mi piace cercarci delle risposte agli scompensi di quest'epoca storica, e sono convinta che lui avesse ragione quando scriveva: libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro. Parla di come per instaurare una dittatura non servano gli eserciti ma basti la negazione della verità oggettiva (due più due, appunto). Ed è interessantissimo che lui leghi questa negazione al linguaggio. L'uso che facciamo (o che non facciamo) delle parole definisce il nostro territorio di libertà personale e collettiva. 
Non voglio scendere nel politico, ma basta pensare a come certe parole un tempo considerate orribili indicatori di deviazione sociale oggi siano accettate con leggerezza e condiscendenza nel nostro Paese (mi viene in mente il verbo "rubare", o la parola "prostituzione", o gli insulti in generale, oggi tollerati anche in televisione). Per me sono indicatori chiari della direzione che abbiamo preso, Orwell aveva ragione.
 A.G.:1984 e Fahrenheit 451 sono libri che ho letto da ragazzo e che, dopo un bel po’ di oblio, sono riaffiorati nella mia mente quando abbiamo cominciato a pensare a Picabo.

8 Fra la miriade di messaggi che tu ed Alessandro Gatti avete sapientemente messo su carta, quale credi che sarà il più facilmente compreso e quale il più difficilmente digerito?
 M.S.:Ah, bella domanda! Questo compito di scelta spetterebbe ai lettori!
Credo che il messaggio ambientale sia facilmente percepibile da tutti. Mentre quello più complesso forse riguarda il diventare donne: Picabo passa dalla procreazione obbligatoria a un gruppo in cui il sesso è merce di scambio o divertimento. Esiste una via di mezzo serena, oggi, nel nostro mondo? È mai esistita? Ecco, queste domande secondo me non saranno facilmente digerite...
Ma quello che importa, comunque, è che resti l'emozione di una bella storia. Io e Gatti ci siamo impegnati soprattutto in questo!
 A.G.:I due messaggi coincidono e sono sintetizzabili nel modo seguente: è possibile che qualcuno mi stia fregando?


ALESSANDRO GATTI è nato ad Alessandria nel 1976. Laureato in filosofia, è autore di racconti e romanzi per ragazzi. Dal 1996 al 2005 è stato redattore della rivista di narrativa Maltese Narrazioni. Per le edizioni Mondadori ha pubblicato con Pierdomenico Baccalario la serie Candy Circle, i cui diritti cinematografici sono stati acquistati dal regista Enzo D’Alò. Sempre con Baccalario ha scritto la serie I Gialli di Vicoli Voltaire, edita da Piemme.

MANUELA SALVI è nata nel 1975. Si è laureata in Grafica e Comunicazione presso l’Isia di Urbino e dal 2004 collabora con la Mondadori Ragazzi come copyeditor e traduttrice. La sua carriera di scrittrice è iniziata invece nel 2005 con l’albo illustrato Nei panni di Zaff edito dalla Fatatrac. Da allora ha scritto diversi albi con prestigiose case editrici, e altrettanti romanzi, spaziando in ogni fascia d’età, genere e argomento. I suoi libri sono stati tradotti in Francia, Spagna e Germania. Dal 2007 è al timone del portale di critica e informazione letteraria www.editoriaragazzi.com e nel 2011 ha pubblicato il manuale “Scrivere libri per ragazzi” con Dino Audino Editore.

Giav

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