venerdì 6 gennaio 2012

Rubrica XXO #7.

Salve gente!
E’ da un po’ di tempo che non ci dedichiamo con costanza alla rubrica intitolata Euterphe XXO, rubrica settimanale ideata da Lady Earnshaw, amministratrice del blog The Hungry Wolf.
Di che cosa si tratta? Bisogna semplicemente associare una canzone a un libro, a patto che ne riprenda le tematiche fondamentali o che abbia qualcosa in comune con il libro in questione.
La saga “La casa della notte” mi ha fatto pensare a tantissime canzoni, quindi quella di oggi è solo la prima parte di uno speciale su questa saga.
La canzone che ho scelto oggi è Battlefield di Jordin Sparks, adatta a descrivere la situazione che si è creata tra Zoey ed Erik in Chosen e Untamed, rispettivamente terzo e quarto volume degli otto fin’ora pubblicati. Zoey ha effettivamente tradito Erik con Loren Blake, il Poeta Laureato Vampiro, ma se ne è pentita un attimo dopo averlo fatto. E da allora l’atmosfera è cambiata, è come se vivessero, appunto, su un “campo di battaglia”. Erik attacca e si ritira, Zoey incassa e cerca di stipulare la pace. Una loro scena in particolare, tratta da Untamed, si può benissimo abbinare al testo della canzone di Jordin Sparks.



Erik, ormai insegnante di recitazione dopo la Trasformazione avvenuta in Chosen, sceglie Zoey per impersonare Desdemona, moglie dell’Otello di Shakespeare, in una improvvisazione a cui la classe dovrà assistere. Otello, ovviamente, sarà lui stesso.
Erik: "Piango,
sì, ma lacrime crudeli; è una pena celestiale,
colpisce l’oggetto del suo amore. Si ridesta.."
Zoey: - "Chi c’è? Otello?" – Alzai gli occhi dal foglio verso Erik, sbattendo le palpebre come se il suo bacio mi avesse svegliato.
- "Sì, Desdemona."
Oh cavolo! Non potevo credere che fossero quelli i versi che dovevo leggere! Deglutii, e questo mi fece sembrare senza fiato. – "Venite a letto, mio signore?"
- "Avete detto le preghiere questa sera, Desdemona?"
Giuro che non dovetti recitare per sembrare spaventata. Lessi in fretta l’ultimo verso della mia parte: - "Sì, mio signore."
- Bene. Dovete avere l’anima pulita per quello che vi succederà stasera! – Improvvisò lui sembrando l’Otello folle di gelosia.
- Cosa c’è che non va? Non ho idea di cosa stiate parlando. – Non fu difficile immedesimarmi. Non vedevo altro che Otello, e sentivo la paura e la disperazione di Desdemona al pensiero di perderlo.
- Pensateci bene! Se c’è qualcosa di cui vi dovete scusare, dovete chiedere perdono adesso. Per voi niente sarà più come prima, non dopo quello che succederà stasera.
Le sue dita mi si erano conficcate nelle spalle con tanta forza che ero sicura sarebbero rimasti i lividi, ma non battei ciglio. Continuai invece a fissare quegli occhi che conoscevo così bene, cercando di trivarci l’Erik cui speravo importasse ancora di me, mentre il foglio con le battute ondeggiava dimenticato tra le mie mani intorpidite. – Ma non so cosa volete che vi dica! – gridai, tentando di ricordare che Desdemona non era me. Lei era innocente.
- La verità! Voglio che ammettiate che mi avete tradito!
- Ma non l’ho fatto! Non nel mio cuore. Nel mio cuore, io non vi ho mai tradito. – Avevo le lacrime agli occhi.
[…] C’eravamo soltanto io e lui, io e il mio bisogno di provare a fargli capire che non era mai stata mia intenzione tradirlo. Che continuavo a non volerlo tradire.
[…] - Io vi amavo, e voi mi avete tradito con un altro.
[…] - Ma non può essere troppo tardi. Perdonatemi e datemi un’altra occasione. Non lasciate che tra noi finisca così.
Vidi mille emozioni passare veloci sul viso di Erik. Potevo facilmente riconoscere la rabbia e anche l’odio, ma c’erano anche tristezza e forse, dico forse, quella che sembrava una speranza, in silenziosa attesa nella parte dei suoi occhi più profonda e calda come un cielo d’estate.
Poi, di colpo, tristezza e speranza sparirono dalla sua espressione. – no! Ti sei comportata da puttana e da puttana verrai trattata! – Con uno sguardo folle, sembrò diventare persino più alto, fino a torreggiare sopra di me. […] Lo fissai negli occhi, provando il terrore di Desdemona insieme con la mia passione, e capii che anche lui provava la stessa cosa. Era Otello, pazzo di gelosia e di rabbia, ma era anche Erik, il ragazzo che si stava innamorando di me e che era stato ferito in modo terribile scoprendomi con un altro.
Il suo viso era talmente vicino al mio che sentivo il suo respiro sulla pelle. Fu il suo profumo familiare a farmi decidere. Invece di staccarmi da lui o di continuare nell’improvvisazione e lasciarmi andare tra le sue braccia fingendo di essere morta, lo abbracciai e lo tirai verso di me, riducendo la breve distanza tra le nostre labbra.
Lo baciai con tutta me stessa. In quel bacio misi tutto il mio dolore e il mio dispiacere, e tutta la passione e l’amore per lui, e la sua bocca si aprì al contatto con la mia, ricambiando passione con passione, dolore con dolore, e amore con amore.
E poi quella stupida campanella suonò.
Che ne pensate? Si abbinano abbastanza bene?
Fateci sapere le vostre impressioni!
Luna

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