martedì 28 febbraio 2012

"Io sono Heathcliff": Estratto in anteprima

Salve a tutti! 
Quest'oggi sono lieta di condividere con voi un estratto in anteprima generosamente messo a disposizione da Desy Giuffré, fantastica blogger in procinto di pubblicare (il 30 Marzo) con Fazi "Io sono Heathcliff", sequel del capolavoro senza tempo "Cime Tempestose". 



IL SOLAIO DEI RICORDI
"Fan Cover realizzata da Cristina Zavettieri".

Era come se il fischio di una locomotiva che correva a tutta forza, fosse rimasto incantato nella sua mente e la volesse trafiggere di continuo con la sua voce acuta e stridente. Una violenta pulsazione batteva le tempie di Damian senza pietà, facendolo ammattire dal dolore a tal punto da stordirlo.
Non riusciva a ricordare nulla, nulla di quel che era accaduto dopo la fuga dal covo di La Mosca. Aveva solo una sensazione di ansia proprio lì, sotto la pelle dolente per le botte ricevute e ancora scossa dalla forza estranea e inumana che l’aveva investita. Una forza che gli aveva garantito la libertà, la possibilità di salvarsi dalla furia di quel malvivente e dei suoi uomini.
Era ancora presto per cercare di chiarirsi le idee su quel che era realmente accaduto durante lo scontro tra lui e quegli individui; a quel punto, doveva prima di tutto cercare di capire dove diavolo era finito.
L’aria che si respirava lì dentro gli dava alla testa, era un intenso odore di vernice misto al vecchio tanfo dei mobili accatastati alle pareti, il che non faceva che peggiorare la sua situazione.  Il pozzo di luce sul tetto era posizionato proprio nella sua direzione, e il sole quel giorno sembrava essere più accecante di quanto  Damian potesse sopportare.
Cercò di alzarsi dal lettino sul quale qualcuno lo aveva disteso malamente e lasciato riposare, non prima però di aver medicato tutte le ferite che gli erano state inflitte, alleviando parecchio le tumefazioni sul viso. Ci volle qualche minuto perché capisse di trovarsi nel solaio di una casa; osservò la botola da sotto la quale sentiva provenire le voci dei suoi abitanti, e provò subito la sensazione di trovarsi al sicuro. Perlomeno, al di fuori della portata di La Mosca.
Camminò annaspando con le braccia ovunque, alla ricerca di un sostegno al quale aggrapparsi, mentre gli scatoloni pieni di roba dimenticata lì da chissà quanto tempo, roteavano in giostre vertiginose innanzi i suoi occhi ancora non pronti ad affrontare l’impatto con la realtà.
Barcollando, fece cadere a terra alcuni oggetti, tra cui un album. Fu costretto a sedersi, e divaricò le gambe a terra, poggiando la testa al muro per cercare di contenere il vomito che minacciava di assalirlo. Respirò a lungo e, preso il raccoglitore di foto dalla copertina imbottita, iniziò a sfogliarlo.
Inizialmente non accadde nulla, ma dopo aver passato alcune schede, le immagini presero a correre per la sua  mente. Alcune riportavano momenti sereni vissuti da una giovane coppia e dalla loro bambina paffuta e dai capelli rossi: picnic sulla riva di un lago, una gita in montagna, il sesto compleanno della piccina e il suo primo giorno di scuola.
Poi, accanto alla bimba fulva comparve un viso che non avrebbe potuto non riconoscere per due indiscutibili ragioni: apparteneva alla stessa bambina che un giorno lui e Matteo avevano derubato di una borsetta piena di sabbia dorata, scambiandola scioccamente per una preziosa refurtiva.  E apparteneva niente di meno che alla ragazza di nome Elena, il cui ricordo non aveva smesso di affollare i pensieri di Damian, nell’ultimo periodo trascorso.
Il verdeazzurro dei suoi occhi era in grado di creare voragini aperte nella sua mente, buie e profonde. Non aveva idea del perché l’incontro avuto con lei lo avesse turbato tanto, ma adesso che poteva osservarla indisturbato attraverso quelle foto, era inevitabile lasciarsi cogliere dal desiderio di esaminare ogni lineamento delicato del suo volto, come se non fossero già stati impressi a marchio in ogni suo silenzioso pensiero.
Quando iniziò a chiedersi se fosse stata proprio lei la sua soccorritrice, ecco che la botola di legno iniziò ad aprirsi. Ma fu il volto di una ragazza dai lunghi capelli rossicci che fece capolino da essa, sorridendogli con i suoi grandi occhi nocciola chiaro.
«Finalmente ti sei svegliato. Ti ricordi di me? Sono la ragazza a cui tu e il tuo amico stavate rubando la borsa. Dovresti ricordare il volto di chi è stata capace di far fuggire a gambe levate non uno, ma ben due scippatori come voi». 
Sorrise anche Damian a quelle parole, evitando di farle notare che non era stata lei a far spaventare lui e Matteo, quel pomeriggio.



Desy Giuffré è nata a La Spezia nel 1985 e vive in un allegro paese marittimo sulla costa ionica della Sicilia.
Donna dal carattere determinato e sognatrice d’altri tempi, non si arrende mai di fronte ai progetti che si prefissa. Ed è così che, dopo una lunga attesa fatta di lavoro e speranza, è riuscita a realizzare il suo sogno lavorativo che lei stessa ama definire tale per la professionalità e la passione che la unisce al mondo della scrittura: un lungo cammino da sempre desiderato e inseguito con tenacia.
Lettrice vorace e amante dei fiori, adora fare lunghe passeggiate nel folto dei boschi o in riva al mare.
Dalla sua fatica nel separarsi dai personaggi dei libri di cui s’innamora, è nato in lei il desiderio di creare un sequel tratto da Cime tempestose – romanzo che conosce a memoria – con il quale coltiva un rapporto viscerale.  Il silenzio, la buona musica, il profumo della terra bagnata e l’immenso blu del cielo sono le condizioni ideali per la sua ispirazione.
Io sono Heathcliff è il suo romanzo d’esordio.

Giav

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