mercoledì 7 marzo 2012

"Venti corpi nella neve": recensione + intervista.

Titolo: Venti corpi nella neve
Autore: Giuliano Pasini
Casa Editrice: TimeCrime
Pagine: 348
Prezzo: 7.70 €

Case Rosse, minuscolo borgo nell’Appennino tosco-emiliano, ha un primato: è la sede del commissariato più piccolo d’Italia, diretto da Roberto Serra – che viene da Roma ed è considerato uno de fòra – con l’aiuto dell’agente Manzini. Non succede mai nulla se non qualche rissa tra ubriachi il sabato sera. Ma la notte del Capodanno del 1995 una telefonata sveglia Manzini in piena notte. Ci sono tre cadaveri al Prà grand, uccisi senza pietà. I due poliziotti accorrono sul luogo del delitto e vi trovano il sindaco del paese e alcuni curiosi che hanno compromesso irrimediabilmente la scena del crimine. Uno spettacolo raccapricciante si presenta ai loro occhi: un uomo, una donna e una bambina sono stati colpiti a morte da distanza ravvicinata con un fucile. È un’esecuzione, senza alcun dubbio. Ma non ci sono schizzi di sangue intorno alle vittime e la loro posizione non combacia con la traiettoria degli spari. A chi appartengono questi corpi così straziati che chiedono giustizia? Chi ha violato la pace di quel piccolo paese perso tra le montagne, e per quale motivo?
Recensione
“Venti corpi nella neve” è uno dei primi tre romanzi pubblicati dalla casa editrice Fanucci per la nuova collana letteraria TimeCrime, nata per chi come me è affascinato da omicidi e menti criminali e che quindi non può mai farsi mancare un bel libro thriller sul comodino.
Ci troviamo nel commissariato più piccolo d’Italia, quello di Case Rosse, un paesino (se proprio vogliamo esagerare) emiliano che si trova sugli Appennini; un commissariato che non ha mai dovuto affrontare casi critici o gravi; le risse fra ubriachi sono il compito più difficile che ci si può aspettare di risolvere. E’ per questo che quattro anni prima di quando si svolgono i fatti il vice-commissario Roberto Serra si fece trasferire proprio a Case Rosse, per non avere problemi. Tutto sembra procedere per il meglio in quel piccolo borgo sperduto per Roberto, i suoi unici problemi sono vincere le partite a domino con Manzini, altro unico membro del commissariato del paese, e cercare di convincere gli abitanti di Case Rosse a non trattarlo più come “un ed fòra”, ma accettarlo come “un di nòster”. La tranquillità di quel paesino né pianura né montagna viene interrotta dal ritrovamento di tre cadaveri al Prà Grand, uno delle quali è una bambina. Nessuno sa come comportarsi in quell’occasione, tranne Roberto, lui ne ha visti tanti di morti; durante la sua vita ha dato giustizia a moltissime vittime. Sperava di non dover mai più affrontare una situazione del genere, aveva lasciato Roma per non dover vedere più brutali assassinii, non voleva più affrontare la Danza; credeva di esserla lasciata alle spalle; ma come la morte anche lei era giunta a Case Rosse. Roberto si era ripromesso di non fare più affidamento sulla Danza, di evitare tutto ciò che questa comportava,  di vivere come un normale scapolo, dopo che questa aveva fatto fuggire da lui l’unica donna che lui avesse mai amato, la dottoressa Alice Capelvenieri. Anche lei è approdata a Case Rosse, mettendo in difficoltà il vice-commissario, che deve riuscire a risolvere quel brutale omicidio prima che ne vengano commessi altri.
Quando storia, omicidi e un pizzico di fantasia si fondono insieme e formano un thriller che ti lascia con il fiato sospeso e con la voglia di non posare neanche per un secondo il libro. Giuliano Pasini è il primo autore italiano di thriller che mi ha conquistato il cuore. Paesaggi descritti con tale maestria da sembrare familiari, così come i personaggi che, devo ammettere, spesso e volentieri credevo fossero stati creati prendendo spunto da abitanti del mio paese; sembrano reali. Ogni singola persona citata nel romanzo, a partire proprio dal protagonista Roberto Serra, continuando con i personaggi secondari e terminando con quelli marginali, hanno un preciso schema nel romanzo, un preciso ruolo e senza anche un solo di questi il libro non sarebbe stato lo stesso; anche il personaggio che può sembrare più inutile è citato per un motivo. Nonostante il protagonista assoluto sia Roberto, io devo ammettere di aver apprezzato maggiormente il vice-questore Bernini e anche quel pallone gonfiato di Sergianotto (soprattutto il suo soprannome); ciò non significa che Serra sia riuscito male, affatto; solamente che i due personaggi citati mi hanno fatto particolarmente ridere e non è facile riuscirci in un thriller.
Adoro questo romanzo anche perché mi sento vicina a Case Rosse; diciamo che praticamente se il vice-commissario Roberto Serra esistesse, io sarei la sua vicina di casa; inoltre mi sento molto legata alla parte storica trattata in questo libro; quindi volendo si può dire che questa recensione sia di parte; ma non è così. Case Rosse e i suoi abitanti, dalla vecchia Argìa al ficcanaso Bondi vi faranno innamorare per la loro genuinità nonostante abitiate dalla parte opposta d’Italia all’Emilia Romagna.

Devo dire che ho trovato nella Danza di Roberto molto in comune con il processo che utilizza la protagonista di un altro romanzo thriller per comprendere ciò che è accaduto durante l’omicidio; parlo di Smoky Barrett ideata dallo scrittore Cody McFadyen, ma come ho già detto ha “molto in comune”, non è uguale, affatto. La Danza di Roberto è più forte di lui, avviene senza un perché, come un meccanismo che si aziona nella sua testa senza che lui possa averne controllo; quella di Smoky Barrett invece è una capacità “azionata” a piacimento. Questa non è l’unica differenza e, non volendo svelarvi niente, vi dico solamente che uno dei due riesce ad entrare letteralmente nella testa dei morti, l’altro invece riesce a capire come funziona la testa degli assassini.
Ho un dubbio relativo al fatto che alcune frasi e alcuni discorsi siano stati fatti e quindi scritti in dialetto emiliano/romagnolo. Io conoscendolo non ho avuto difficoltà a tradurlo, ma mi domando se persone di altre regioni avranno difficoltà nel farlo. Devo però dire che sono abbastanza semplici e le parole che non somigliano affatto a quelle italiane portano la traduzione poche righe dopo, dove ciò che è stato sentito dal personaggio viene elaborato dallo stesso in lingua italiana.
In conclusione posso dire che questo thriller è molto ben scritto e ha una trama decisamente originale. Lo consiglio agli amanti di questo genere letterario e a coloro che vogliono leggere un romanzo per non dimenticare tutti i martiri della Seconda Guerra Mondiale.
Voto: 9 e mezzo.


L'autore
Giuliano Pasini è nato 37 anni fa nel cuore dell’Appennino emiliano. Sposato, vive a Treviso, ed è un professionista della comunicazione d’impresa. Si interessa di musica, cinema, enogastronomia, ed è responsabile della sezione thriller del portale www.i-libri.com. Venti corpi nella neve è il suo primo romanzo.


L'autore mi ha gentilmente concesso un'intervista, vediamo quali sono state le mie domande, ma soprattutto sue risposte.

1. Innanzitutto benvenuto nel blog "Who is Charlie?" e complimenti per il tuo romanzo "Venti corpi nella neve" che ho particolarmente apprezzato e che ho letteralmente divorato pagina dopo pagina, tanto che non volevo più posare il libro dopo averlo iniziato, ma ero a lezione e ho dovuto farlo; in ogni caso appena arrivata a casa ho finito ciò che avevo cominciato. Complimenti ancora, sinceramente. Ora, pronto per le domande?
 Accidenti, speravo di dover solo fare il pieno di complimenti. Ok, sono pronto. E grazie di cuore per le tue parole. Per chi si affaccia a questo mondo da novizio, come me, sapere che le storie che si vuol raccontare arrivano a segno, be'... non so nemmeno dirti quanto sia prezioso.
2. La storia si svolge nel 1995, ma non solo. Tutto ciò che accade fa riferimento a qualcosa di lontano, a qualcosa accaduto ben 50 anni prima, durante la Seconda Guerra Mondiale. Il tutto è ambientato a Case Rosse, un paesino sull'Appennino tosco-emiliano; non molto lontano da Bologna. Nel libro è scritto che scrivendo hai pagato due debiti, il primo con la tua terra e il secondo con la storia della tua famiglia e personalmente trovo che le tue siano state bellissime parole, visto che anche io provengo da un piccolo paese sulle colline al confine fra Emilia e Romagna, i miei nonni hanno subito la guerra e ho perso dei familiari in quella guerra. Dopo questo lunghissimo preambolo, la mia domanda è la seguente: da come la storia è stata raccontata, da come tu l'hai raccontata, sembra che tu abbia scelto il luogo e il tempo del romanzo perchè sei orgoglioso di ciò che sei e di ciò che ti è stato dato, dalla tua terra e dalla tua famiglia. Sbaglio?
 Non sbagli. Ho radici profonde (e cuore) in Appennino. Visto che anche tu provieni da quelle parti, sai che non è una terra facile. Tutto è lontano, ad esempio. Bologna e Modena sono equidistanti, ovvero ugualmente lontane (50 km) dalla mia Zocca. E' difficile avere l'orizzonte libero, poi. Appena dietro un colle, ce n'è un altro. Non spazi mai o quasi. E dietro l'ostacolo che vedi, chissà cosa potrebbe celarsi. Eccoli, i segreti dell'Appennino.

3. Case Rosse. Un paese decisamente minuscolo, che ammetto somiglia molto a quello dove vivo io. Esiste davvero? Ho fatto qualche ricerca su Google e sembra di no, ma la descrizione che ne hai fatto è così reale e dettagliata che sembra che tu ci sia davvero stato, è forse un mosaico di varie cittadine? Se la risposta è no, come hai fatto a far sembrare Case Rosse così vero? Da dove hai preso l'idea del nome di questo piccolo paesello?
 Case Rosse non esiste, ma è localizzato in una posizione simile a quella di tanti paesi di quella parte di mondo nella seconda guerra mondiale: esattamente sulla linea gotica, con "i tedeschi da una parte e gli americani dall'altra", come diceva mia madre. Le figure che si muovono a Case Rosse, poi, sono paradigmatiche di quelle che spuntano nei paesini dell'Appennino. La struttura di fortezza, invece, è un po' più insolita. Forse più romagnola o marchigiana o toscana che emiliana. Il nome, poi, connota tante località minori delle mie parti: la Cà rossa. Spesso si tratta di gruppi di casolari di campagna di cui uno è rosso. Io li ho trasformati in borgo.

4. Ho qualche domanda sui personaggi ora e anche qui devo chiederti se hai preso ispirazione da qualcuno che conosci. Berto Guerzoni con le sue mani tremolanti e Argìa con la sua schiena curva e senza peli sulla lingua; entrambi con la loro parlata in dialetto (che ammetto ho particolarmente apprezzato); Alver con i suoi modi rudi; Bondi con i suoi occhiali e tutti gli altri, come ad esempio Manzini, Sergianotto, Alice, Bernini, il sindaco e tutti gli altri? Come ovviamente avrai notato mancano dei personaggi, i principali. Faccio riferimento ovviamente a Roberto e anche a Francesco, personalmente li trovo molto simili come persone, mi sbaglio?
 Come dicevo prima, sono maschere, figure che possono trovarsi in ogni borgo d'Appennino. Il sindaco, l'oste, il contadino, l'anziana, il giornalista... L'unico personaggio che realmente è esistito è - purtroppo - Enrico Zanarini, capo delle brigate di stanza a Castello di Serravalle e comandante dell'eccidio di Boschi di Ciano - e di tanti altri. Fisicamente non ha nulla a che vedere col mio personaggio, nemmeno la sua storia coincide. Ma mi sembrava giusto mantenere il nome. Venendo alla seconda parte della domanda: secondo me Roberto è molto più debole del comandante Sfregio. Molto più in balia degli eventi. Sfregio è uno che decide. Roberto è uno che si lascia trascinare, nonostante poi abbia la forza per andare controcorrente. Il tratto comune, forse, è l'umanità di entrambi. Non sono super eroi. Sono persone con debolezze e difetti. E, di fronte alle avversità, capaciti di gesti di grande slancio. Come tutti noi.

5. Il protagonista, il vice-commissario Roberto Serra è un appassionato di cantautori; vengono infatti citate molte canzoni e molti autori, come ad esempio Dalla e Tenco. Anche tu adori i cantautori? Di quelli citati quali preferisci? C'è un motivo per cui hai scelto la canzone di Tenco per Roberto e la sua bella?
 Roberto - io lo chiamo per nome, abbiamo fatto amicizia - ha una conoscenza encicolpedica dei cantautori italiani. Io ho una "fede cieca in poveri miti", e pochi. Guccini in primis. La canzone di Tenco è poesia pura. In pochi versi riesce a raccontare al lettore tutta la storia di Alice e Roberto. Io avrei avuto bisogno di pagine e pagine.
6. Hai scelto il genere thriller per il tuo primo romanzo.Ti sei ispirato a qualche autore? La ricetta per scrivere un buon thriller serve la giusta dose di tensione, di azione e tanto mistero e tu, a mio parere, l'hai trovata. Mia personale curiosità da aspirante scrittrice, come si fa a non riuscire a far comprendere fino alla fine chi sia l'assassino/psicopatico di turno? Come fate voi scrittori di questo genere a far commetterei più efferati delitti alle persone che noi mai immagineremmo? Come riuscite a far sembrare un angioletto il killer più spietato? Lo domando perchè so che può sembrare facile, ma sono convinta che non lo sia affatto.
 Io sono un lettore onnivoro da... sempre, mentre la scrittura è passione recente. Dico onnivoro perchè spazio dai classici greci sino ai contemporanei giallisti. Allora, in ordine sparso, ecco da chi ho tratto ispirazione: Omero - perchè nessuna trama originale è possibile, dopo di lui; Sofocle per il senso di immanenza del destino che pervade il romanzo; Michael Connelly perchè vorrei che Roberto somigliasse almeno un po' al suo Harry Bosch; Stephen King per la Danza e per tutto ciò di inspiegato e insiegabile resta nel romanzo; Agatha Christie, perchè Dieci piccoli indiani è il più bel giallo mai scritto. Insomma, tanti. Il meccanismo del giallo (o del thriller) a me è servito per portare avanti il messaggio di fondo di Venti corpi nella neve senza tediare nessuno con un saggio storico e sociologio. Qual è questo messaggio di fondo? Mai più la guerra. Ecco cosa volevo dire, ecco cosa ho vestito di giallo.
7. Hai qualche consiglio per chi vorrebbe scrivere un romanzo di questo genere? Qualcosa che avresti voluto sapere o sentirti dire quando hai iniziato a scrivere "Venti corpi nella neve?"
 Un consiglio di metodo: preparate uno schema. Non inziate a scrivere di getto perchè poi - inevitabilmente - vi perderete. Riassumete la storia. Immaginate una suddivisione in macro-capitoli e poi suddividetela in scene. E preparate le carte d'identità dei personaggi: età, caratteristiche, abitudini ecc... Così quello che all'inizio ha gli occhi verdi non si ritroverà ad averli blu da metà romanzo. Ecco, se qualcuno me l'avesse detto, forse non avrei impiegato cinque anni per scrivere Venti corpi nella neve, ma solo uno.

8. Ultima domanda poi ti lascio andare, non voglio certo rubare tutto il tuo tempo. Stai lavorando ad un altro romanzo o ti sei preso un periodo di pausa e riposo? Personalmente spero di leggere qualcosa di tuo presto.
 Grazie! Sto lavorando a due progetti, sempre con il tempo che ho (quindi dalle cinque alle sette del mattino, prima di iniziare il mio lavoro vero). Uno coinvolge Roberto, che aveva voglia di danzare ancora. L'altro, invece, personaggi diversi e ambientazioni diverse. Chissà quale vedrà la luce prima?
9. Grazie per la tua disponibilità, sono molto onorata di averti potuto intervistare. Alla prossima!
Onore tutto mio, e grazie per la pazienza.

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