martedì 17 aprile 2012

Recensione - The Giver; Molto tempo fa, gli uomini fecero una scelta: scelsero di passare all'Uniformità.

The giver
il donatore
Perchè le vere emozioni scavano in profondità e non c'è bisogno di parlarne. Si sentono e basta.

autrice: Lois Lowry
editore: Giunti 
pagine: 256
prezzo: 14,50 €

Jonas ha dodici anni e vive in un mondo perfetto. Nella sua Comunità non esistono più guerre, differenze sociali o sofferenze. Tutto quello che può causare dolore o disturbo è stato abolito, compresi gli impulsi sessuali, le stagioni e i colori. Le regole da rispettare sono ferree ma tutti i membri della Comunità si adeguano al modello di controllo governativo che non lascia spazio a scelte o profondità emotive, ma neppure a incertezze o rischi. Ogni unità familiare è formata da un uomo e una donna a cui vengono assegnati un figlio maschio e una femmina. Ogni membro della Comunità svolge la professione che gli viene affidata dal Consiglio degli Anziani nella Cerimonia annuale di dicembre. E per Jonas quel momento sta arrivando...


Memories are forever.

Jonas ha dodici anni, o meglio, non ancora. Nella sua meravigliosa società appartiene al gruppo degli Undici, i bambini che fanno parte quella fascia d'età e che vengono contrassegnati da questa attraverso un esteticità omologa. Per ogni fascia di età vi sono regole precise e i compleanni non vengono festeggiati, in quanto fonte di diversità, ma ogni bambino sa dell'esistenza del passaggio da una fascia all'altra tramite una cerimonia che avviene nel mese di dicembre. Così un bambino che entra negli Otto ha diritto alle sue ore di volontariato, mentre nei Nove si riceve la prima bicicletta come simbolo di indipendenza. La più importante però è quella dell'assegnazione dei Dodici. I bambini dodicenni, infatti, durante questo speciale giorno vengono attribuiti a un determinato mestiere, lavoro scelto accuratamente per loro dal gruppo degli Anziani. Questi, in seguito a una minuziosa osservazione di tutti i bambini, captano tendenze e passioni dell'infante riuscendo a capire il lavoro più adatto a lui e quindi a guidarlo verso quella predestinata strada. Da quel momento i bambini non sono più bambini ma giovani adulti, addestrati nella loro categoria come meglio possibile sino a divenire futuri Medici, Insegnanti, Ingegneri. Jonas non sa cosa lo attende. Nel suo cuore riesce solo a individuare quei generici lavori che proprio non vorrebbe intraprendere ma, in quanto a preferenze, non sa proprio in che modo potrà aiutare al sostentamento della sua Comunità. La stessa comunità che l'ha sempre protetto, assistito, che ha sempre scelto per lui.
La Comunità che, ben presto, imparerà a giudicare, a criticare e a disprezzare.
La vita di Jonas è stata sempre il frutto di decisioni che non ha mai personalmente preso, ogni vita nella Comunità lo è. Sin da giorno della nascita, avvenuta per conto di una Partoriente ovvero una donna incaricata della procreazione di infanti i quali verranno assegnati alle cure di Puerocultori, medici specializzati nel riguardo dei piccoli che spetteranno a una data famiglia al termine del primo anno di vita. Genitori non biologici, ok, ma perfettamente in grado di allevare il piccolo. Genitori a cui non è permesso neppure scegliere il nome del bambino poichè già prestabilito dal comitato degli anziani. Quelli stessi  genitori che, una volta in fase adulta avanzata, saranno indirizzati a un centro, dimenticati dai loro figli "adottivi", e infine congedati. Il congedo, la massima pena per un individuo che commette un'infrazione eppure il luogo a cui sono serbati tutti, una volta essere divenuti troppo vecchi. Ma, comunque, un luogo di cui non si sa nulla se non che il congedo è qualcosa a cui nessuno auspica poichè indica una vita fuori dalla società.

"Jonas non aveva mai udito un suono simile: era un grido di rabbia e di dolore e sembrava non avere fine."

Narrare il mondo distopico di "The Giver" è, purtroppo, un'impresa ardua. Sono così tante le cose descritte dalla Lowry che a noi appaiono assurde mentre per gli abitanti sono la semplice normalità, il modo sicuro di vivere la propria vita.
Ma si può davvero parlare di vita?
Può essere definita esistenza un percorso dove, oltre che privati delle scelte, si è privati di una vera consapevolezza? O peggio, di una coscienza?
The Giver risulta agli occhi del lettore nient'altro che un incubo, spoglio e buio da cui nessuno stranamente vuol fuggire. Gli appartenenti alla Comunità si ritrovano ad avere tutto, cibo, case, affetti, istruzione, regole rigidamente rispettate, ma in verità non hanno nulla se non l'involucro vuoto del loro corpo. Privati non solo in campo sensoriale, dove le emozioni sono limitate e ristrette e addirittura il tocco con un altro individuo è proibito e le parole severamente dosate, viene meno anche una materialità. Come alcune tipiche distopie libri o vari giochi sono proibiti. Non si accenna all'esistenza di televisione o radio, non vengono menzionate feste o attività stimolanti. Tutto sembra ruotare attorno a un unico fulcro e oggetti che non sono realmente degli abitanti, come il peluche dei bambini, ma che vengono condivisi in una macabra fiaba di perfetta omogeneità.
Le pulsioni sono abolite, nomi e compagni vengono assegnati, il proprio lavoro è il frutto della scelta di qualcun altro, il meteo non varia mai, la musica non esiste, i colori non sono più visibili ma il panorama è un'unica macchia grigia, fredda e insapore.

"A volte vorrei che ricorressero più spesso alla mia saggezza... ci sono tante cose che potrei dire, tante cose che vorrei cambiare. Ma loro non vogliono cambiare. La vita che hanno scelto è così ordinata, così prevedibile... così indolore."

E riguardo al resto? 
Quale resto, fare domande non è permesso. E' segno di indiscrezione, punibile maleducazione.
Riguardo alle sensazioni?
Sensazioni? Non ce ne sono. Esistono sentimenti effimeri e superficiali e mancano gli integri concetti di molte tra le più potenti cose, tra i bei sentimenti.

“Papà… Mamma…” si azzardò a chiedere dopo il pasto serale “vorrei domandarvi una cosa”.
“Che cosa, Jonas?” chiese Papà.
Jonas si costrinse a pronunciare le parole, pur sentendosi avvampare d’imbarazzo: le aveva provate e riprovate mentalmente tornando dall’Annesso.
“Voi mi amate?”
Seguì un momento di silenzio impacciato, poi a Papà sfuggì una risata. “Jonas. Proprio tu! Precisione di linguaggio, per piacere!”
“Che vuoi dire?” chiese Jonas. Tutto si era aspettato, fuorchè una reazione divertita.
“Papà vuol dire che hai usato un termine troppo generico, così privo di significato da essere caduto in disuso” gli spiegò Mamma.
Jonas li fissò allibito.
Privo di significato?
Non aveva mai provato qualcosa che avesse più significato di quella memoria.
“E naturalmente la nostra Comunità non può funzionare correttamente, se non si usa un linguaggio preciso. Perciò puoi chiedere “provate piacere a stare con me?” e la risposta è sì” proseguì sua Mamma.
“O” suggerì Papà “”siete fieri dei miei risultati?” e di nuovo la risposta è sì”.
“Capisci perchè non è appropriato usare il termine “amore”?” chiese Mamma.
Jonas annuì. “Sì, grazie, lo capisco” rispose lentamente.
Quella fu la prima volta che mentì ai genitori.

Jonas è però un bambino fortunatamente sfortunato. Durante l'assegnazione dei Dodici scopre di essere stato prescelto e che non praticherà un comune lavoro bensì una mansione di estremo onore. Sarà incaricato di custodire le Memorie passate, trasmesse a lui dal Donatore. 
Il Donatore, da cui il titolo del libro, è un uomo estremamente anziano stanco nel fisico così come nello spirito che farà conoscere a Jonas le gioie e gli oneri della vita, le bellezze del mondo ma anche i massacri, l'odio, la solitudine, il dolore.
Jonas non ha mai saputo cosa fosse tutto ciò in realtà e ora lo sperimenta, proprio sulle sue spalle i ricordi di anni e anni, le emozioni di varie persone in innumerevoli situazioni provate e vissute da lui in prima persona. E questo rischia di distruggerlo, come è già accaduto in passato.
Jonas apre gli occhi, per la prima volta in vita sua riesce a vedere. Non solo capta i colori nascosti in un mondo grigio e monotono ma comprende gli errori e gli orrori di una società che precedentemente considerava perfetta.
Il romanzo più censurato, in Italia arrivato con quasi un ventennio di ritardo, The Giver non ritrae semplicemente un mondo distopico e spaventoso ma minuziosamente critica argomenti consistenti come le disuguaglianze e differenze sociali, abolite nella comunità poichè fonte di squilibri ma indispensabili per la formazione dell'identità del soggetto. Eutanasia e infanticidio, visti da quella società come un gesto meccanico anche se un po' malinconico, che tutti svolgono con la massima riverenza, non rendendosi davvero conto di cosa sia la morte, di cosa comporta e di quanto decisioni simili siano sbagliate. Per loro sono semplicemente "congedo", non conoscendo la sofferenza o la possibilità di scegliere. Scegliere se vivere o morire.
E ancora temi come la sessualità, denigrata ed eliminata tramite delle pillole che Jonas è costretto ad assumere in seguito alle prime pulsioni. Questo risponde anche alla grande domanda che mi sono posta all'inizio del libro riguardo i rapporti sessuali: perchè la generazione di bambini è compito di donne prescelte? Perchè una coppia non può avere un proprio bambino, o magari 3 o 7 anzichè accudire il figlio di qualcun altro spacciandolo per proprio?
Indubbiamente le pulsioni non sono solo sessuali ma queste provocano insoddisfazione, confusione, smarrimento del controllo, istintualità. 
Privare gli uomini delle piccole e grandi gioie della vita per garantire un bene comune. Ma è davvero bene ciò? Gli uomini sono felici o semplicemente soddisfatti?
Oppure non sono assolutamente nulla se non burattini automi senza voce, muti e impotenti sotto un regime dittatoriale.
Nient'altro che granelli di polvere.

"Si irritava spesso ultimamente: provava una stizza irrazionale verso i compagni, così soddisfatti delle loro vite monotone e incolori, prive della vivacità che iniziava a caratterizzare la sua vita. E ce l'aveva anche con se stesso, perché non poteva cambiarle."



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Come un bel po' di cose ultimamente anche di The Giver sono stati acquistati i diritti cinematografici. Girano voci su Dustin Hoffman Jeff Bridges come possibili Donatore. Voi cosa ne pensate? 
Io penso che Bridges sia perfetto, è praticamente uguale!



voto 10, 5 stelline
nonostante la censura

Effy


Lois Lowry è nata nel 1937 alle Hawaii. Vincitrice due volte del Newbery Medal, il più importante riconoscimento letterario nell'ambito della letteratura per ragazzi, ha al suo attivo oltre trenta romanzi. Da qualche anno vive nel west Cambridge, con il suo cane Bandit.

Prima di dedicarsi alla letteratura per ragazzi è stata una fotografa e giornalista freelance. Si laurea in Letteratura Inglese nel 1972, e nel 1977 pubblica il suo primo libro. Come autrice è famosa per trattare, nei suoi libri, temi complessi e "delicati", come razzismo, malattia terminale, sessualità, infanticidio, eutanasia. Temi che le sono valsi numerosissime censure o addirittura, nel caso di The Giver, la proibizione del titolo in molte scuole americane.

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