domenica 22 aprile 2012

Recensione: Mi chiamo Chuck.

Titolo: Mi chiamo Chuck.
Autrice: Aaron Karo
Casa Editrice: Giunti Y
Pagine: 285
Prezzo: €12.00
Data di uscita: 4 aprile 2012

Chuck Taylor ha diciassette anni e mille paranoie. Si lava le mani continuamente, controlla ossessivamente le manopole dei fornelli e il terrore dei germi condiziona le sue relazioni sociali, di fatto quasi inesistenti se si esclude Steve, goffo amico del cuore bersaglio delle angherie dei bulli della scuola. Chuck ha anche una sorella, Beth, che lo ignora al punto da negargli persino l’amicizia su Facebook. La sua giornata è costellata dalla ripetizione di gesti, regole maniacali che lui stesso si è imposto per non perdere del tutto il controllo di sé. E poi ci sono le Converse All Star: ne possiede decine di paia di ogni colore che ha abbinato ai vari stati d’animo. Converse rosse = arrabbiato, gialle = nervoso e così di seguito. I genitori, però, sono sempre più preoccupati e, nonostante le rimostranze di Chuck, decidono di spedirlo dalla strizzacervelli. Ma è l’arrivo di una nuova compagna di classe a cambiare radicalmente la vita di Chuck e ad aggiungere un nuovo colore alla sua collezione di Converse. Impossibile non ridere con questo esilarante racconto in prima persona di Chuck, uno dei più divertenti e struggenti personaggi della narrativa contemporanea.


Aaron Karo è un giovane autore di libri di fiction umoristica, bestseller nelle classifiche americane e apprezzati per la vena graffiante e sfacciata. Dal 1997 Karo è anche editorialista di una rubrica seguitissima, che ha avuto così tanto successo da diventare un social network. Questo è il suo primo romanzo per YA.

Recensione.
Disturbo ossessivo-compulsivo. Se si cerca questo disturbo su Wikipedia (come poi Chuck ha fatto) si trova la seguente definizione: “Il disturbo ossessivo-compulsivo o DOC (o OCD) consiste in un disordine psichiatrico che si manifesta in una gran varietà di forme. […] Le ricerche hanno dimostrato che il DOC è molto più comune di quanto si pensasse. Circa un individuo su 50 tra adolescenti e adulti è affetto da disturbo ossessivo-compulsivo. A causa della natura molto personale di questo disordine, e anche per via della paura di essere giudicati, potrebbero esistere molte persone afflitte da DOC che lo nascondono, e la percentuale quindi potrebbe essere più alta. Si stima che il 2-3 % della popolazione di molti stati ne sia affetto; negli Stati Uniti pare che ne soffrano cinque milioni di individui.”
Charles “Chuck” Taylor è uno di questi cinque milioni e ne è consapevole; sa che controllare una decina di volte se le piastre in cucina sono spente prima di andare a dormire non è una cosa normale, così come girare quattordici volte il lucchetto dell’armadietto per essere sicuro che sia realmente chiuso o lavarsi le mani ossessivamente. Ognuno di questi gesti fa parte della sua routine ed è consapevole che se dimenticasse (cosa impossibile) o non facesse una di queste cose di proposito non riuscirebbe a dormire o a restare calmo. Deve farlo punto e basta. Ognuno di noi ha delle piccole manie, spesso incomprensibili per gli altri, ma non gravi e pressanti come quelle di Chuck. Fra tutte le sue ossessioni ce n’è una che però si è “scelto”, quella di indossare le Converse del colore che rispecchia il suo umore: rosa = noia, grigio = eccitazione, rosso = rabbia, giallo = nervoso, ecc; non per niente ne ha a decine. Chuck Taylor ha sedici anni e la sua vita è formata solo dalle sue manie e dal suo amico, sfigato come lui, Steve, che non fa altro che essere maltrattato dai bulli e sbavare dietro la bellissima sorella di Chuck, Beth, che però non degna di uno sguardo né lui né suo fratello.
Un giorno però tutto cambia: i suoi genitori lo spingono ad andare da una psichiatra per cercare di risolvere il suo “piccolo” disturbo e l’arrivo di una nuova ragazza dai lunghi e ricci capelli rossi che rapisce il cuore di Chuck al primo sguardo. Chuck da quel momento dovrà destreggiarsi fra vari compiti: cercare di ascoltare la dottoressa Ahladita  Srinivasan (meglio conosciuta come dottoressa S.) che continua a ripetergli che le manie sono  solo nella sua testa, conquistare Amy facendo di tutto perché lei non si accorga del suo problema e ovviamente assecondare le sue ossessioni.
La trama mi ha conquistato. E’ uno young adult fresco, divertente e sembra proprio scritto da un sedicenne pieno di complessi (e non faccio riferimento alle strane ossessioni di Chuck) e problemi adolescenziali, quali il primo amore, lo status sociale a scuola (come già ribadito è il classico sfigato) e genitori pressanti. Lo consiglio davvero a chi ha voglia di farsi due risate (anche di più) o di fare una lettura leggera e rilassante. Se ai primi capitoli avete voglia di chiudere il libro, non fatelo. Anche io ho avuto l’istinto di farlo, ma ho continuato la lettura e.. beh, ho fatto bene. L’inizio è lento, la storia comincia dai capitoli 6/7, ma è necessario che sia così; Chuck inizialmente ci racconta le sue manie, ci spiega perché deve assecondarle e cosa prova se per caso anche solo pensa di non farlo.
La lettura è decisamente scorrevole, Aaron Karo ci racconta la vita di Chuck dalla fine delle vacanze invernali fino al ballo scolastico, affrontando un tema complesso con una semplicità tale da non appesantire la lettura, ma facendoci capire che il disturbo ossessivo-compulsivo esiste e si può affrontare con l’aiuto di specialisti ottenendo con l’impegno ottimi risultati.
Voto: 7/8

Charlie.

1 commento:

  1. alle volte si mollerebbe un libro dopo poche pagine ma se si persevera poi si anno soddisfazioni... mi sembra questo il caso!

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