giovedì 25 aprile 2013

Recensione: Garden, il giardino alla fine del mondo.

Emma Romero
GARDEN. Il giardino alla fine del mondo.

COLLANA Chrysalide
PAGINE 300
PREZZO 17,00 euro
IN LIBRERIA DAL 2 APRILE 2013

Italia, Rinascimento del futuro. Maite ha 16 anni ed è la lavoratrice più efficiente nella sua Fabbrica. Ha una passione segreta per il canto e un grande sogno: raggiungere il leggendario Giardino alla Fine del mondo, dove si mormora che vivano dei Ribelli in totale libertà. Perché il mondo di Maite è una prigione. Dopo una lunga guerra, infatti, l’Italia è stata divisa in 8 Granducati e la vita degli uomini è stata riformulata: la musica, la danza, il teatro sono proibiti, se non nella Città del Governo. Non resta che il lavoro durissimo, un sistema di controllo micidiale, la morte certa per ogni infrazione. Tranne che in occasione della Grande Cerimonia annuale, la sfarzosa celebrazione per l’anniversario della Rinascita, a cui tutti sono obbligati ad assistere. Per Maite, quello, diventa il giorno del riscatto: dopo il sequestro della sua migliore amica Erika, decide di far sentire la sua voce al mondo, anche a costo della sua stessa vita. Ad aiutarla nel viaggio verso la libertà, ci saranno il fidato amico Luca, e l’enigmatico Einar, figlio del Governatore.

Tutto rinasce nella pace
e in pace prospera

Maite è una ragazza adolescente che lavora come operai in una fabbrica di gomma, la Fabbrica Gialla, e sogna di poter cantare in assoluta libertà una volta raggiunto Garden, il leggendario giardino alla fine del mondo. Il mondo in cui vive Maite è un futuro impreciso quanto spaventoso, un' Italia suddivisa in Signorie sottomesse a un tiranno, il Presidente, e dove le arti sono proibite e circoscritte a una cerchia di pochi. In seguito a un test d'assegnazione a cui sono sottoposti tutti, i bambini vengono smistati verso il lavoro che il computer ha decretato essere il più adatto loro, limitato da regole e costrizioni in una società dove anche il minimo ritardo è punibile con la morte.
Il ritardo è negligenza.
La negligenza è disordine.
Il disordine è il seme della perdizione.

Ho iniziato Garden con un mucchio di aspettative e col solito entusiasmo che mi accompagna sempre quando mi trovo davanti un libro totalmente made in Italy.
Il mio amore per il genere distopico ha amplificato questa mia gioia pregiudiziale e l'orgoglio e la speranza per le occasioni che vengono offerte a giovani talenti in un periodo di tali restrizioni.
L'inizio del romanzo si è presentato semplicemente favoloso: riuscivo a respirare l'aria puramente distopica della storia, catapultata in una realtà estranea ma resa comprensibile dallo stile diretto ed essenziale della Romero. I primi capitoli, in tutta sincerità, credo proprio di averli amati. L'autrice sceglie un modo rude ma comprensibile per concedere al lettore la prima boccata d'aria pesante e scura della società di Amor, della vita di Maite e dell'infelicità generale.
La prima scena è frenetica e concede giusto il tempo per pochi respiri, mentre Maite corre su un asfalto grigio e asettico, per la prima volta in ritardo al lavoro e quindi a rischio di venire terminata, di scomparire con i Giusti, una sorta di funzionari statali che si occupano di far rispettare l'ordine e punire i ribelli.
Non potevo attendere inizio migliore le mie aspettative sono notevolmente aumentate - ho tipo riempito la povera Giav di sms manco alla fine del primo capitolo, ma lei non lo confermerà mai. -
Le premesse c'erano e lo stile narrativo è apprezzabile, sebbene pecchi di descrizioni, ma, purtroppo, a un certo punto la lettura è divenuta più lenta, piatta, interrotta da continui flashback sull'infanzia di Maite e sulle sue riflessioni che quasi disturbano il lettore, che non riesce a comprenderne l'utilità perchè attende che nel momento dello svolgimento degli eventi accada qualcosa.
Il libro della Romero sembra partire in quarta, alla grande, per poi dissolvere ogni fonte di energia con avvenimenti di scarso impatto. Si inizia a sentire la mancanza di una vera caratterizzazione dei personaggi, che appaiono vuoti e conformi dal punto di vista psicologico, dove l'introspezione non è stata approfondita in modo soddisfacente. Un mucchio di domande riguardo la società e la sua struttura gerarchica non trovano risposta, e la peculiarità di descrizione non contribuisce a delucidare il contesto ambientale e le tensioni umorali. Nè vi è un giusto soffermo sulle relazioni instaurate tra i personaggi, tanto che nessuna appare significativa.
La Romero non delude ma lascia indifferenza, amara e indesiderabile. La storia poteva essere riempita in mille modi e da mille altre pagine ma, evidentemente, non se n'è visto il motivo e ciò è andato a scapito della trama nella sua interezza.
Tra l'altro, mi sono ritrovata a biasimare anche la fascetta gialla che avvolge il romanzo, fascetta che recita "L'Hunger Games italiano". Di Hunger Games c'è poco: c'è solo la prima parte dove Katniss trascorre il tempo ad allenarsi a Capitol in vista dei giochi veri e propri. Hunger Games si compone di due momenti: il momento pre-giochi, dove la Collins si concentra sulla comprensione di quella società, e il momento dei giochi veri e propri. A Garden manca questo secondo momento e il primo di per sè rimane insoddisfacente.

La morale attorno alla figura di Maite, però, è ben evidente: lei lotta per se stessa e per la sua libertà. Un punto a favore del personaggio sta proprio nel fatto che rifiuta tutto ciò che a sempre sognato perchè viverlo in quel modo non sarebbe più un sogno, sarebbe una costrizione, un ricatto. Visto nel modo adeguato, credo sia una grande forma di sacrificio che mi fa pensare che il personaggio di Maite sia davvero forte come sembra.
Avete presente Lena Haloway in Delirium quando dice che preferisce morire a modo suo, per sua scelta, piuttosto che vivere sotto le imposizioni di qualcun altro? 

Ecco, Maite mi ha ricordato proprio questa citazione "I'd rather die my way than live yours".
In definitiva, ci sono due frangenti che ho amato di Garden.
La meravigliosa parte iniziale e il finale semplicemente stupendo. Finale che mi fa pensare che, infondo, per la Romero c'è molto altro da raccontare e che lei sa, può e vuole farlo. Finale che non posso non considerare superbo e che mi ha convinta a dare più della sufficienza a questo libro.
Un libro con un sacco di potenziale, sfruttato in modo discutibile ma che lascia aperte le porte per un sequel che potrebbe soddisfare chi, come me, dal primo volume non è uscito convintissimo.


voto 3 stelline e mezzo 



effy

2 commenti:

  1. Le tue parole mi hanno ricordato quanto quest'uscita mi incuriosisse. Appena ho tempo lo leggo anche io ;)

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