venerdì 1 novembre 2013

Barbieri ci guida attraverso l'Inferno e poi ci svela l'Apocalisse. Recensione.

Buonasera a tutti,
eccomi qui per parlarvi degli ultimi due lavori del disegnatore fantasy migliore d'Italia -lo conoscerete già per Favole degli dei o per le meravigliose copertine di Licia Troisi.
Mi trovate particolarmente in adorazione.




PAOLO BARBIERI 
L’INFERNO DI DANTE 


COLLANA Chrysalide 
PAGINE 120 
PREZZO 22,00 euro  


Il più grande illustratore fantasy italiano reinterpreta l’Inferno dantesco. Il luogo letterario più immaginifico, visionario della letteratura italiana, l’Inferno della Commedia dantesca, viene rivisitato da Paolo Barbieri che con il suo stile muscolare, sensuale e unico reinterpreta i grandi personaggi che lo abitano e gli straordinari luoghi che lo scandiscono. Da Caronte a Paolo e Francesca, da Cleopatra al Conte Ugolino, dalla Porta dell’Inferno alle mura di Dite e al lago ghiacciato, giù fino a Lucifero, la matita rinascimentale e i colori infuocati di Barbieri non fanno sconti all’umanità carnale, mortale e trasfigurata dell’inferno dantesco. Una svolta nella carriera dell’illustratore, un libro che stupirà anche chi non è mai stato un suo fan.


PAOLO BARBIERI 
APOCALISSE


COLLANA Chrysalide 
PAGINE 112 
PREZZO 22,00 euro  


Nell’Apocalisse – il più fantastico e immaginifico tra i libri della Bibbia – all’apostolo Giovanni vengono rivelati i destini ultimi dell’umanità e del mondo attraverso visioni soprannaturali: proprio l’Apocalisse ha ispirato Paolo Barbieri, che con il suo tratto incisivo, potente e audace interpreta perfettamente il linguaggio biblico con immagini dense di dettagli accuratissimi ma anche capaci di emozionare e sorprendere.
Cavalieri con armature di fuoco su cavalli scultorei, donne vestite di abiti regali adagiate su lugubri troni, draghi dalle sette teste e cavallette dai denti leonini, sconvolgimenti cosmici, flagelli, piaghe inimmaginabili e spiriti immondi: nelle sue tavole accese da colori infuocati e da uno stile inimitabile, l’autore dà nuova vita a Babilonia, alla Gerusalemme celeste e allo scenario degli ultimi desolati giorni dell’umanità. A supporto del lettore, ciascuna tavola è accompagnata dai versetti che l’hanno ispirata.


Paolo Barbieri comincia a disegnare, ancora bambino, ispirandosi ai cartoni animati di Ufo Robot. Da allora colleziona una serie impressionante di collaborazioni con case editrici italiane e straniere per libri di fantascienza e fantasy, illustrando copertine di autori come Eco, Cussler, Crichton, Wilbur Smith, George R.R. Martin. Ha legato il suo nome al successo di Licia Troisi, di cui ha curato tutte le copertine e i due libri illustrati Creature del Mondo Emerso e Le guerre del Mondo Emerso - Guerrieri e Creature. Nel 2011 esordisce come autore con Favole degli dei.
http://www.paolobarbieriart.com/

Recensione:



Niente ha mai catturato la curiosità e suscitato i timori e le angosce umane come la morte e ciò che essa comporta. Probabilmente è uno dei primi interrogativi che l'uomo si è posto non appena ha iniziato a pensare davvero, forse ancor prima dell'altro a cui è strettamente legato, quello sul senso di ogni cosa. Misteri immortali, domande eterne, a cui l'uomo sa di non essere capace di rispondere ma a cui non può esimersi dal tentare di risolvere. Gli unici strumenti utilizzabili sono la fede per i credenti e la fantasia per i non. Nemmeno la moderna scienza ha tutte le risposte, probabilmente per questo, come diceva Einstein, "la scienza, contrariamente ad un'opinione diffusa, non elimina Dio".
Le soluzioni quindi, nello spazio e nel tempo, sono state le più varie e fantasiose: cicli rassicuranti o eternità schiaccianti, infinite reincarnazioni o riposo eterno, risurrezione o annullamento, inferni di ghiaccio o di fiamme, paradisi infuocati o perduti, merito o predestinazione, tunnel di luce verso l'aldilà o anime incatenate nell'aldiquà.
Nelle culture occidentali, si è teso soprattutto ad ambientare il proseguo della morte in regni di beatitudine e condanna, e, per i più, terre di mezzo. Per gli antichi greci, finire nei Campi Elisi o nel Tartaro era allo stesso modo complesso, tutto dipendeva da quanto si era amati o invisi agli dei: diventare loro pupille non era tanto più difficile di macchiarsi di un estremo atto di tracotanza (non era da tutti -per fortuna- imbandire le carni del proprio figlioletto solo per sfidare gli dei come fece Tantalo). Il cristianesimo, invece, non ha più simpatie e antipatie, vendette personali di divinità dai vizi tutti umani, ma premia e condanna in base alle proprie opere, o comunque alla propria purezza d'animo, nonostante il Dio del Vecchio testamento abbia ancora tratti spesso vendicativi. L'Inferno sembra molto più tangibile e facilmente raggiungibile, ma la retta via può essere imboccata in qualunque momento, se ci si pente, si ha spirito di sacrificio e, soprattutto, fede, come ben vediamo in moltissime parabole, agiografie o nelle celeberrime Confessiones, nelle quali Sant'Agostino mette a nudo la sua anima e il suo passato da peccatore.
L'aldilà cristiano bipolare rimane pressoché invariato fino al XII secolo, quando grandi mutamenti sociali e religiosi in terra ne comportano anche nell'aldilà: non è più solo bianco o nero, inizia piano piano a delinearsi un terzo regno che rompe la logica binaria, una rassicurante terra di mezzo per coloro che non sono né completamente puri né estremamente cattivi. Ma, come sostiene Le Goff, l'influenza di Dante è decisiva nel fondare una nuova iconografia ed un nuovo immaginario: il Purgatorio diventa una montagna, un percorso ascensionale verso la purificazione. Il capolavoro di Dante, in fin dei conti, è tutta una salita, un percorso guidato verso la conoscenza massima, un viaggio allegorico dalle viscere più profonde del peccato alla perfezione. La più importante enciclopedia medievale, capolavoro immortale sotto ogni aspetto, exemplum sempre valido. Il coltissimo autore è lettore di opere non solo letterarie, ma anche filosofiche, scientifiche e religiose, fra le quali uno dei punti imprescindibili del Dante profeta è l'Apocalisse.
Il cristianesimo lotta -anche fisicamente- per affermarsi per secoli e secoli, e le numerosissime eresie che sembrerebbero doverlo fare a pezzi da un momento all'altro, fanno sì invece che la Chiesa si ponga sempre più sulla difensiva e si rinforzi definendo sempre più risolutamente i propri dogmi durante i primi secoli, fino a scegliere di chiudere il Canone nel quarto, subito dopo aver accolto -seppur con difficoltà- un'ultima opera, l'Apocalisse.
Apparentemente frammentaria, dal carattere volutamente desultorio, visionario e onirico, come scritta in uno stato di trance, s'incanala nel genere interculturale delle apocalissi, divenendo pian piano la più importante: dal greco apokalypto, svelare, queste raccontano la rivelazione della fine del mondo mostrata ad un veggente da un essere superiore. In particolare, quella di Giovanni (ormai, quasi unanimemente, dello Pseudo Giovanni) è una visione potente e terribilmente vivida, interpretabile in chiave retrospettiva della storia della salvezza o, meglio, in prospettiva escatologica.
Non ci sorprende quindi che Paolo Barbieri, il più grande illustratore fantasy italiano, sia stato ispirato a tal punto da due delle opere più importanti della letteratura universale da scegliere di mettersi alla prova con questi due mostri sacri, letteralmente. Coraggioso o temerario? "Ai posteri l'ardua sentenza", ha scritto Manzoni nella sua Ode, rimandando i giudizi alle generazioni successive che sarebbero state più distaccate. Napoleone, come tanti altri, ha dovuto il suo enorme successo (seppure non eterno) al flebile confine fra coraggio e temerarietà sul quale è riuscito a lungo a stare in equilibrio. Ogni sorta di genio è almeno un po' in bilico. Ogni sorta di genio è in qualche modo criticabile, e non per questo meno geniale.
Barbieri, abilissimo nel disegno fantastico, non è stato da meno nel cimentarsi con la letteratura di ispirazione più o meno religiosa. E di ciò non dovremmo affatto stupirci pensando che è la fantasia la prima fonte di qualunque artista, quella che crea i mondi e i dettagli di un narratore, quella che rende vivido e reale un racconto nella mente di un lettore. Barbieri quindi si dimostra in primis eccellente lettore, capace di concretizzare, arricchire e rielaborare nella propria mente gli universi complessi e geniali descritti nei due capolavori, ma poi anche grandioso narratore per immagini, capace di trasferire la sua personale riproduzione con una tecnica senza pari. I suoi disegni sono capaci di emozionare in maniera più diretta delle parole: volti la cui una bellezza senza tempo, quasi classica, non viene spazzata via totalmente dall'angoscia, dal tormento, dalla disperazione; espressioni fiere e sprezzanti nonostante la consapevolezza dell'errore; fatui spettri eternamente in lotta fra loro e con loro stessi; ferite sprofondate nella carne lacera, solchi di aratro come tatuaggi; angeli guerrieri dalle iridi di lava, bestie feroci e spietate dalle mascelle spalancate, demoni partoriti direttamente dai peggiori incubi; residenze infernali tinteggiate dal fuoco e dal dolore, grandine e fiumi di sangue sulla terra, riverberi d'arcobaleno e luci divine nella Gerusalemme Celeste.
Ciò che personalmente -e da profana- più amo in Barbieri sono i volti pieni di dignità dei dannati, caratteristica che li rende tutti meravigliosi e umani pur nella loro sofferenza. Amo i colori brillanti, le sfumature accese di rosso e gli intensi accostamenti, nonostante mi trovi spesso indecisa fra la versione a colori e quella in bianco e nero dello stesso disegno. Amo la sua visionaria fantasia, da sogno e da incubo, che fa sì che si accosti con così tanto successo a queste materie. Amo il modo in cui mi sento ispirata ogni volta che osservo un suo lavoro.
Sono certa che perfino chi non simpatizzi per Dante o per l'Apocalisse sarà costretto a cambiare idea, e che l'opera di Barbieri non potrà non ispirarli ed incuriosirli al riguardo, anche grazie ai passi che accompagnano le illustrazioni. Credo che questo sia per lui il maggior successo.


Giav

1 commento:

  1. Purtroppo ho trovato solo l'Apocalisse in libreria e, sfogliandolo, devo dire che definire i disegni 'capolavori' mi sembra riduttivo.
    Quindi concordo col tuo pensiero *-*

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