lunedì 14 luglio 2014

Recensione: Fiabe e storie - Andersen.

Titolo: Fiabe e storie.
Autore: Hans Christian Andersen
Casa Editrice: Universale Economica Feltrinelli - I Classici
Pagine: 1055
Prezzo: €15.00
Le fiabe di Hans Christian Andersen, composte e pubblicate in danese fra il 1835 e il 1874, scaturiscono n gran parte dalla fantasia originale dell'autore e solo in minima parte dalla materia popolare cui pure, almeno inizialmente, egli dichiarò di ispirarsi. Il fatto è che - come mette in evidenza Vincenzo Cerami nell'introduzione al volume - Andersen non si limita a ripercorrere e reinterpretare il filo della grande tradizione favolistica europea, inaugurata da Basile, fissata da Perrault e ulteriormente strutturata da Hoffmann. Dotato di un'inquieta tensione romantica e di un'autentica consapevolezza borghese, Andersen "cambia radicalmente la prospettiva della fiaba". Prima di lui maghi, streghe, gnomi, draghi, fate e orchi erano figure dotate di poteri speciali, dalla sapienza impenetrabile, misteriosa, ignota al lettore. Andersen, al contrario, opera una sorta di umanizzazione di animali e cose, "mettendo in scena protagonisti di sconsolata umanità, immergendosi in creature che per il semplice fatto di non esistere in natura sono segretamente afflitte da un rovello interiore". Questa dimensione complessa, piena, consapevolmente adulta, che fa delle pagine di Andersen un capolavoro della "letteratura pura", diventa finalmente percepibile a pieno da parte del lettore italiano, di fronte al corpo completo delle 156 fiabe e storie, riunite qui da Bruno Berni, con una cura meticolosa, in una traduzione omogenea e integrale, condotta sull'edizione critica danese.

RECENSIONE.
Questo libro è una raccolta di un centinaio di fiabe di Hans Christian Andersen. 
Andersen è molto famoso, come sappiamo tutti, per la sua fiaba più conosciuta "La sirenetta". 
Hans Christian Andersen, d'altra parte, è un autore assolutamente diverso dagli altri, è uno degli autori più tristi; le sue storie parlano di dolore, di esclusione, di umiliazione, argomenti che Andersen conosce molto bene in prima persona, forse è per questo che è così bravo nel descriverli.
Ho scelto per voi alcune fiabe che ho preferito, perchè se dovessi parlarvi di tutti credo che non finirei mai. 
Non posso non cominciare con "La sirenetta" e, prima di parlarvene, devo dirvi che dovete dimenticare l'idea disneyana di sirenetta. Niente Ariel, niente canzoni felici, niente Sebastian o Flounder e soprattutto (qui consideratelo come spoiler se non lo sapete) niente lieto fine. Questa fiaba parla di dolore: il dolore di perdere parti di sè, il dolore di non poter dire all'uomo amato quanto tieni a lui, il dolore di vederlo con un'altra e soprattutto il dolore di non poter fare altro che amarlo nonostante lui non ti ricambi. Il dolore è infatti uno degli elementi tipici delle fiabe di Andersen. Come dicevo prima in questa fiaba manca il lieto fine e abbiamo un'altro degli elementi tipici delle fiabe di questo autore, che riscontriamo in altre sue fiabe: la morte della fanciulla anderseniana. Per Andersen la morte è un qualcosa di quasi poetico: è la liberazione dal dolore e il rovesciamento del lieto fine.
Altre fiabe in cui troviamo la morte della fanciulla anderseniana sono le tipiche "Le scarpe rosse", "Il tenace soldatino di stagno" e "La piccola fiammiferaia".
Nella prima fiaba la bambina compie un atto di vanità e viene poi punita ("punizione" come altro elemento classico delle fiabe di Andersen") per l'eternità: le scarpe continueranno a ballare per il resto della sua vita. La bambina non vede altra soluzione che tagliarsi i piedi e continuerà ad essere punita sia dalla sua zoppia (elemento tipico delle fiabe, dato soprattutto agli esseri maligni), sia dalle scarpe che continueranno a ballarle davanti ogni volta che lei vorrà andare in chiesa per espiare i suoi peccati. Alla fine chiederà misericordia a Dio che gliela concederà dandole la morte.
Nella seconda fiaba nominata, la fanciulla non è propriamente una fanciulla, essendo un maschio, ma il punto è lo stesso. Il soldatino di stagno nasce già disagiato essendo senza una gamba fin dall'inizio della sua esistenza e continuerà ad essere messo alla prova sempre e, quando riuscirà a tornare a casa, dalla sua amata segreta, finirà poi nel fuoco e, per caso, anche la ballerina di carta, la sua innamorata, finirà con lui nel fuoco ed entrambi bruceranno insieme. 
Nell'ultima fiaba si parla sempre di punizione e di morte, ma qui la morte viene nominata successivamente, prima si parla di sonno, parola che spesso viene usata in sostituzione a morte. 
Un'altra fiaba in cui si parla di sonno, ma non come morte, è "La principessa sul pisello" dove si parla di umiliazione: la principessa non viene creduta e deve dimostrare di essere ciò che dice e solo grazie alla sua ipersensibilità di principessa riuscirà a vincere la prova a cui è stata sottoposta.
Un altro elemento tipico di molte altre fiabe (non solo di Andersen, ma tutte le fiabe) è la foresta, che indica il luogo in cui i bambini si devono perdere per poter ritrovare loro stessi, la loro identità. 
Pensiamo a "Il brutto anatroccolo", che vagando per la foresta riesce a capire chi è, un bellissimo cigno; a "I cigni selvatici" dove la protagonista ritrova i suoi fratelli e la soluzione ai suoi problemi; a "Pollicina" che perdendosi per la foresta trova alcuni animali antropomorfi e alla fine dopo varie peripezie troverà il suo amato; e per ultima a "Storia di una madre", dove la madre fa di tutto per rivedere suo figlio, attraversa la foresta più oscura e anche qui parliamo di dolore, poichè ella donerà i suoi occhi e i suoi capelli per il suo scopo.
Le fiabe di Andersen sono fra le più tristi, ma allo stesso tempo, credo di poter dire, anche fra le più intense, fra le più vere. Andersen non cerca di ammorbidire la verità, anzi, dice chiaramente cosa può accadere. Egli parla di lieto fine, dice che sì, può accadere che alla fine del percorso si sia felici, si abbia trovato l'amore, si ritrovi la famiglia, ecc.; ma anche che a volte non si può vincere: si può uscire tristi, soli, isolati e anche morti dalle avventure. 
Voto: sinceramente non me la sento di dare un voto alle fiabe di Andersen, ma se proprio dovessi decidere dare un bel..

Charlie.

Nessun commento:

Posta un commento

Ciao! Se ti va di lasciare un commento, mi farebbe molto piacere :)