giovedì 8 ottobre 2015

Recensione: Half Wild

Sally Green
Half Wild

Half Life #2
Editore: Rizzoli
Pagine: 415 ca
Prezzo: 15 euro


Il mondo sta cambiando. I capi degli Incanti Bianchi mirano a sterminare i Neri. Per contrastarli nasce un’Alleanza in cui Neri, Bianchi e Mezzo Sangue combattono fianco a fianco. Nathan viene invitato a farne parte, ma prima deve ritrovare Annalise che è prigioniera, perché liberarla gli sta più a cuore di tutto il resto. Annalise, il grande amore di Nathan, appartiene a una famiglia di Bianchi che lo odia. Nathan è convinto di potersi fidare di lei, ma ha ragione di farlo, oppure dovrebbe ascoltare i dubbi dell’amico Gabriel? Conteso tra Annalise e Gabriel, Nathan lo è anche tra la sua natura bianca e quella nera, tra il desiderio di vedere Marcus, suo padre, e il timore. L’Alleanza sarà il pretesto per ritrovare il suo temibile genitore. Scoprire quell’uomo che nella sua vita è sempre stato assente sarà la grande sfida personale di Nathan.


“The point of being good is doing it when it’s tough, not when it’s easy.” 

Quando un libro è bello quanto Half Bad, mantenere alte le aspettative si rivela una vera impresa.
Perchè, alla fine, è sempre una questione di aspettative, almeno in minima parte.
Per Half Wild non nutrivo propriamente aspettative: il primo libro era stato una perla in mezzo a tante vongole, con la sua particolarità era ovvio, un processo praticamente naturale, che mi sarebbe piaciuto anche qualunque altro libro della saga.
Il problema è che ogni volta che un lettore inizia a leggere un libro, così come ogni volta che un autore stesso intraprende il percorso della stesura dell'ennesimo libro, è come se tutto ricominciasse da capo. Il libro può sorprenderci, sia in positivo che in negativo, deludendoci o impressionandoci. 
E' una clausola dell'accordo che ogni lettore firma mentalmente all'acquisto di un romanzo, lasciarsi stupire, lasciarsi trasportare, lasciarsi ammaliare.
Half Wild, per quanto sia anch'esso un meraviglioso prodotto, non è all'altezza del suo predecessore.
Girando per la rete, ho notato che in pratica sono solo io a pensarla così, sarò la stramaledetta eccezione alla regola. e.e
Con Half Bad c'era uno scopo, una serie di messaggi che Sally Green, con una prosa originale, unica, arrogante e schietta mitragliava addosso a chiunque afferrasse in mano il suo libro. Una ambiguità morale narrata in modo impeccabile.

I punti di forza del romanzo erano millemiliardidimilioni: il rapporto dell'uomo con la natura, il bullismo in varie forme, le figure di riferimento di un adolescente e un pre adolescente, chi potevano essere, se non erano presenti nel nucleo familiare dove trovarle, la ribellione dei giovani contro se stessi e contro la società, il significato del termine diversità, la linea di confine tra quello che è giusto e quello che è sbagliato e la diversità percepita proprio nel cerchio delle cose sbagliate, come qualcosa di errato, non sempre fisico, non sempre visibile. Potrei continuare per ore.
Half Bad era una metafora, una metafora che conteneva al suo interno una bella storia. Una storia cruda, fatta di violenza senza censure e un'esplorazione della sessualità senza precedenti.
La maggior parte della bellezza che era stata Half Bad manca in Half Wild, che si ritrova con molti meno messaggi, molte meno cose da dire a livello di trama, molto meno sviluppo, sia appunto della trama che dei personaggi, momenti piatti, momenti brillanti e addirittura momenti e situazioni noiose. 
Partendo dal principio: Half Wild si apre con Nathan che ha finalmente incontrato suo padre Marcus e ha ricevuto da lui i suoi tre Doni. Cerca quindi di comprendere che generi di poteri abbia, ma scopre suo malgrado che il suo Dono è molto più vivo e indomabile di quanto avesse potuto immaginare. Rimasto solo nella foresta, Mercury scappata lontano imprigionando Annalise, Gabriel scomparso nel nulla e suo padre anch'esso lontano, Nathan vaga per giorni attendendo notizie sia dal mondo che lo circonda - il ritorno di Gabriel, i Cacciatori che gli danno la caccia, l'ubicazione di Mercury - che dal suo stesso mondo, quello del suo corpo che manifesta il suo Dono senza che lui ne abbia non solo alcun controllo ma neppure alcuna memoria. 
Questa parte iniziale della storia procede spiacevolmente a rilento. Capitoli dove c'è solo bosco, i pensieri di Nathan - che tra l'altro volano sempre verso Annalise chebarbachenoiachebarba - e lo stramaledetto Dono che 'cosa sarà, come sarà, perchè lo sarà, cosa farà, perchè lo farà'.


Cheggioia! Perchè, nse vede?
Lentamente, la storia ingrana col ritorno di Gabriel e l'introduzione di due nuovi personaggi, Van e Nesbitt, rispettivamente una potentissima Incant(a) Ner(a) e Nesbitt, suo socio e Mezzo Incanto Nero. 
Grazie a questa necessaria spinta, il romanzo esplora una tematica che non sempre viene descritta con l'interesse dovuto, ovvero quello della bisessualità. 
Nathan, infatti, per buona parte del romanzo inizia a considerare Gabriel in modo diverso, a vederlo in modo diverso, complice la profonda connessione e comprensione che unisce i due ragazzi, e le ormai pluridichiarazioni di Gabriel, il quale è cotto di Nathan da tipo metà libro precedente. HahaHA. Haha. hA. 
E' seriamente 'NA BELLEZZA.
Non solo perchè parliamo di un romanzo che non racconta una storia d'amore, nè una storia di coming out, ma un romanzo che racconta tante belle storie, tanti bei temi e questo è il tema che ho più apprezzato. 
Il modo in cui la Green ha gestito i sentimenti di Nathan è da bacio in bocca. Nathan attraversa varie fasi, cercando di affossare i suoi sentimenti con l'immagine di Annalise, ma nonostante ciò non può negare circostanze ed emozioni che gli risultano ovvie. C'è più un bisogno di fedeltà verso Annalise che la necessità di mentire a se stesso, una certezza di un sentimento che sovrasta l'altro.
Il modo in cui la diversità viene toccata in questi libri è l'elemento cardine della saga. Nathan è diverso in quanto Mezzo Codice, ossia figlio di un Incanto Nero e un Incanto Bianco e non per i sentimenti che prova o verso chi li prova. Allo stesso modo, Gabriel è sbagliato in quanto Incanto Nero, non in quanto omosessuale, non perchè è innamorato di Nathan, e durante tutto il romanzo questo elemento non diviene fonte di disagio, neppure per Nathan stesso, il quale cerca di convivere con le scoperte che fa. 
Se solo ci fosse lo stesso feeling con quella donnola morta di Annalise. 
Wow Nathan pensa ad Annalise, che emoz... occielo, un'unghia scheggiata!
Col finale, la Green si rialza davvero tanto, facendo immaginare un finale di saga con i controfiocchi. 
Io praticamente non vedo l'ora!
In definitiva, seppure un romanzo che non raggiunge lo splendore del primo volume, rimane una bella lettura che apre porte e ne chiude delle altre, con un romanticismo selvaggio e spietato (no, non si parla di Annalise manco qui) e un'introspezione divina di alcuni personaggi. 

Il mio voto non è altissimo, perchè speravo davvero che questo libro mi desse quel qualcosa in più che sono convinta la Green era assolutamente capace di dare. Un po' l'ho vista smarrita, ma sono sicura che con il capitolo finale ci stenderà tutti. 
Qui la mia recensione di Half Bad. 

/2

-effy

3 commenti:

  1. Mi piacerebbe leggere qualcosa di suo, ne ho sentito parlare sempre abbastanza bene o, perlomeno, mai del tutto male ahaha

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    1. Ha uno stile parecchio particolare, anche se usa parolacce e espressioni 'da strada', è davvero un piacere da leggere (: fai una prova col primo volume, io ad esempio l'ho leggiucchiato in libreria prima di decidermi a comprarlo. Non si sa mai, uno sguardo ai primi capitoli può farci capire molto.

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  2. Uao! Interessante!

    Già che ci sono vorrei invitarti a partecipare al mio giveaway http://chelibroleggere.blogspot.it/2015/09/giveaway-tour-pianeta-scrittori.html
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